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I giudici e i pm pagano i danni

di Antonio Ciccia

Giudici e pubblici ministeri direttamente responsabili per i propri errori nei confronti del cittadino danneggiato. Nel disegno di legge costituzionale di riforma della giustizia approvato ieri dal Consiglio dei ministri la riforma della giustizia tocca sia l'ordinamento giudiziario sia i rapporti con l'utenza dei tribunali.

Quanto alla parte ordinamentale spicca la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri; e, se la riforma passerà così come è stata progettata, avremo due Csm (uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri) e anche una Corte per i procedimenti disciplinari, con un ridimensionamento della presenza dei magistrati.

Previsto poi un filtro legislativo sull'esercizio dell'azione penale da parte dei pm (cioè le decisioni su quali reati perseguire), ma anche sulla possibilità per pm e giudici di disporre della polizia giudiziaria (che oggi è diretta, per prescrizione costituzionale, senza rinvio a una legge ordinaria).

Ma vediamo di esaminare tutti i punti della riforma, la quale per poter diventare operativa in ogni suo aspetto necessiterà, comunque, di una decina di leggi attuative (si veda tabella a fianco e altro articolo a pag. 26).

DUE CSM

Il Consiglio superiore della magistratura si sdoppia in un consiglio superiore per la magistratura giudicante e in uno per la magistratura requirente (e cioè per i pubblici ministeri). Lo sdoppiamento è frutto della separazione delle carriere dei magistrati. Anche la composizione dei consigli cambia: non più prevalenza dei magistrati, ma composizione paritaria dei componenti laici di provenienza politica (nominati dal parlamento) e dei componenti togati. Inoltre si prevede che i componenti togati siano designati per sorteggio: un meccanismo antitetico a quello delle elezioni con liste in competizione tra loro, come quello attuale, simile a una competizione elettorale tra partiti politici. Infine si prevede che i Csm non potranno invadere il campo della politica: costituzionalizzata l'esclusione di atti di indirizzo politico.

GIUDICI E PUBBLICI MINISTERI

Pm e giudici non sono più equiparabili. Avendo carriere separate, il pm assomiglierà di più a un avvocato (della pubblica accusa), piuttosto che a un giudice. Il pm rimane certo un magistrato, ma non è un giudice e sta fuori della giurisdizione.

Il fatto che il pm non sia un giudice porta a uno scenario molto diverso da quello attuale. Il ruolo del pm continuerà a prevedere autonomia e indipendenza, ma sulla base di una legge ordinaria (soggetta al volere della maggioranza parlamentare) e non più quali prerogative direttamente indicate in costituzione. Inoltre l'esercizio dell'azione penale (decidere quali reati perseguire) cesserà di essere sempre obbligatorio: i criteri dell'esercizio dell' azione penale saranno, infatti, stabiliti dalla legge (e quindi dalla maggioranza parlamentare).

La legge potrà individuare, ad esempio, alcune priorità in base alla gravità dei reati o altri parametri a sua discrezione: in ogni caso il pm deve seguire i criteri imposti dal legislatore e non può più agire secondo il suo apprezzamento. Altro controllo indiretto governativo sull'azione penale è la prevista relazione annuale del ministro della giustizia su questa materia come sull'uso dei mezzi di indagine (per esempio, le intercettazioni).

AZIONE DISCIPLINARE

I Csm non dovranno più occuparsi dei procedimenti disciplinari a carico dei magistrati. Lo farà la Corte di disciplina della magistratura giudicante e requirente. La Corte avrà una composizione simile ai futuri Consigli superiori: composizione paritetica di laici, eletti dal parlamento, e di giudici. I componenti togati saranno scelti con il sorteggio e non con una consultazione elettorale. Inoltre presidenti e vicepresidenti saranno di estrazione politica, e quindi di fatto si stabilisce una prevalenza della componente laica. L'azione disciplinare, quanto alla procedura, sarà ispirata al giusto processo, ma soprattutto prevede per le valutazioni di merito un unico grado di giudizio: è solo previsto il ricorso in cassazione, ma per motivi di legittimità.

TRASFERIMENTO DEI MAGISTRATI

Sarà più facile. Con la modifica dell'articolo 107 della costituzione si prevede che i consigli superiori potranno d'ufficio trasferire i magistrati, anche se per motivi eccezionali attinenti l'organizzazione e il funzionamento della giustizia.

RESPONSABILITÀ MAGISTRATI

Prevista la responsabilità diretta dei magistrati. L'intenzione del legislatore della riforma è parificare i magistrati agli altri funzionari e dipendenti dello stato, rendendoli direttamente responsabili nei confronti dei cittadini degli atti compiuti in violazione dei diritti. Insomma il cittadino potrà citare a giudizio, oltre che lo stato (responsabile in solido), direttamente il magistrato, ad esempio autore di un errore o di colpevoli lungaggini. È previsto, inoltre, il rinvio ad una specifica legge ordinaria per la disciplina della responsabilità civile dei magistrati per i casi di ingiusta detenzione e di altra illegittima limitazione della libertà personale.

INAPPELLABILITÀ

Il progetto di riforma attenua il doppio grado di giudizio: le sentenze di proscioglimento di regola saranno inappellabili, tranne i casi in cui l'appello sarà espressamente previsto. Le sentenze di condanna, invece, saranno di regola appellabili, tranne i casi in cui la legge lo escluderà.

IRRETROATTIVITÀ

I principi della riforma si applicheranno solo ai giudizi successivi alla sua entrata in vigore.

MAGISTRATI ONORARI

Con la modifica dell'articolo 106 saranno ammessi giudici onorari anche per le funzioni collegiali e non più solo per le funzioni attribuite ai giudici singoli.

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