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I giudici di pace agli enti locali

La «mannaia» della riforma della geografia giudiziaria risparmia 258 uffici dei magistrati onorari: saranno gli enti locali (che hanno presentato specifiche istanze), infatti, a provvedere al loro mantenimento. A deciderlo ieri il Guardasigilli Andrea Orlando, con un’iniziativa che depotenzia, in parte, l’impianto del decreto legislativo 155/2012, con cui è stata stabilita la soppressione di circa 1.000 sedi in Italia, compresi i cosiddetti tribunali minori.

Si tratta, dice, di una «ulteriore razionalizzazione collegata all’attuazione» del provvedimento, attraverso una «innovativa modalità di funzionamento degli uffici del giudice di pace con un coinvolgimento diretto nella gestione del servizio giustizia da parte dei comuni interessati, che si faranno carico del reperimento del personale di cancelleria, e dei necessari investimenti economici»; per altre 12 strutture, invece, malgrado la disponibilità delle amministrazioni a gestirne l’attività, non è stata evitata la cancellazione, e tutte le chiusure consentiranno, «in tempi brevi», di recuperare lavoratori da impiegare nelle sedi che «risultino maggiormente in sofferenza dopo l’entrata in vigore della riforma».

Fra le regioni che fanno «la parte del leone», c’è la Basilicata che ne salva ben 19 nel distretto della Corte d’Appello di Potenza (comprendente anche alcune aree del salernitano), 11 poi restano operative in Sardegna, e 13 nel Lazio. Ma non è l’unico piano che riguarda la magistratura onoraria, giacché nelle stesse ore il ministro annuncia che il governo presenterà «entro due settimane» un disegno di legge per un restyling complessivo, confermando quanto detto in Parlamento lo scorso mercoledì (si veda ItaliaOggi del 6/03/2014). Secondo l’Unione nazionale giudici di pace (Unagipa) il progetto dovrà «assicurare la continuità del servizio dei giudici di pace, con la possibilità del rinnovo degli incarichi quadriennali senza limiti, fino al compimento del 75.mo anno d’età, oltre alle garanzie di indipendenza e dei diritti fondamentali della categoria».

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