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I giudici contro Trump

Law&Order sembrano non abitare più qui. L’America è nel caos, un Paese più diviso che mai. E ora cerca di districarsi dal pasticciaccio provocato dall’ordine esecutivo firmato venerdì sera da Donald Trump, che ha sbarrato le porte ai rifugiati e ai cittadini di sette grandi Paesi musulmani, attraverso ricorsi e sentenze di giudici locali.
Il primo schiaffo al nuovo capo della Casa Bianca è arrivato già sabato sera: con la decisione del giudice federale di Brooklyn Ann Donnelly, che ha ordinato alle autorità di non procedere alle “deportazioni” dei cittadini con i documenti in regola provenienti dai Paesi mediorientali e africani banditi.
Sentenze simili sono stata emesse in tutta l’America, mentre 15 procuratori di 16 Stati hanno definito il bando «illegale e antiamericano » auspicandone il ritiro. E mentre già i repubblicani fanno marcia indietro, dicendo che è stato seguito un po’ troppo alla lettera e che no, ai possessori di carta verde non va applicato, anche il ministero dell’Interno sembra essere andato in tilt. «Gli ordini esecutivi della Casa Bianca restano in vigore – fa sapere l’Homeland Security – Ma rispettiamo le decisioni giudiziarie ». Insomma chi riesce a salire su un aereo e ad arrivare su suolo americano, in teoria può entrare: ma gli agenti di frontiera possono agire a loro discrezione trattenendo qualunque sospetto.
Il braccio di ferro prosegue anche fuori. Come sabato sera: quando per riaprire la fermata di metropolitana che porta a Jfk per frenare il flusso della protesta, si è mosso addirittura il governatore Andrew Cuomo: ordinandone l’immediata riapertura. Donald Trump, però non molla: «Il nostro Paese ha bisogno di confini forti e di controlli rigidi. Guardate quello che sta succedendo in Europa e nel mondo. Un caos orribile» scrive su Twitter. Ma intanto, anche grazie al tam tam dei social, in tutta l’America cresce la protesta: ieri ci sono state altre manifestazioni davanti agli aeroporti di 30 città, comprese Philadelphia, Atlanta, Los Angeles, Seattle, Chicago e Boston. Migliaia di persone hanno assediato la Casa Bianca al grido di “Ban Trump”, bandite Trump. A New York una grande marcia è partita da Battery Park: e anche i tassisti e i guidatori di Uber danno un contributo, non accettando corse da persone in partenza o in arrivo da Jfk.
Nonostante tutto, il capo dello staff della Casa Bianca Reince Priebus sostiene che «non c’è alcun caos: su 325 mila viaggiatori entrati nel weekend negli Usa, solo 108 sono stati fermati». Ma la maggioranza del partito è contrariata. All’interno del Gop, solo in 12 hanno mostrato di sostenere il bando. Davanti a tanto caos, la maggioranza ha scelto di tacere.

Anna Lombardi

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