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I giudici: «Ci vogliono normalizzare»

Rodolfo Sabelli va subito dritto al punto: «La riforma della responsabilità civile ha un valore politico, il vero tema è il riequilibrio dei rapporti tra politica e magistratura. Da decenni si parla di riformare la responsabilità civile dei giudici e questa legge è il punto d’arrivo. Così si manda un messaggio simbolico». Quale? «La normalizzazione dei magistrati» risponde Maurizio Carbone. «Delegittimare la magistratura – aggiunge Valerio Savio -. L’equilibrio tra poteri si gioca sulla reciproca legittimazione ma questa legge è un attacco alla legittimazione dei magistrati davanti alla comunità».
Le parole del presidente, del segretario e del vicepresidente dell’Anm fanno impallidire quelle pronunciate quando governava Silvio Berlusconi e lo scontro politica-giustizia era conclamato. Tutt’altro che alle spalle, quello scontro si ripropone oggi in modo persino più acuto, come testimonia la conferenza stampa di ieri dei vertici Anm. Nelle stesse ore il premier Matteo Renzi twittava: «Responsabilità civile dei magistrati: una firma attesa da 28 anni. Un gesto di civiltà», scavando ancora di più il baratro che separa il suo governo dai magistrati. Non a caso, il ministro della Giustizia dice che la legge «tutelerà di più i cittadini» ma l’Anm ribatte che invece «li danneggerà», soprattutto «i più deboli». Tipico esempio di «travisamento del fatto», tanto per citare uno dei punti (critici) della legge, che chiamerebbe a risponderne per «colpa grave» l’uno o l’altro dei contendenti.
L’Anm non vuole «tirare per la giacca» il Capo dello Stato, al quale ha chiesto un incontro soprattutto per parlare della giustizia. Ricorda che il caso-Tortora, «doloroso e terribile», risale al vecchio Codice di procedura penale ma portò a modifiche della custodia cautelare e della legge sui pentiti «ben più importanti che risarcire gli errori». Accusa però il governo di mentire. Sull’Europa, perché «non è vero» che questa riforma l’ha voluta l’Ue; l’Europa è stata il «pretesto» per iniziare, «con slogan demagogici e delegittimanti, una «campagna propagandistica contro la magistratura» finalizzata alla sua «normalizzazione». «Non è vero» che la legge tutela i cittadini, perché la sua carica «intimidatoria» verso i magistrati potrebbe danneggiarli, specie «i più deboli», anche se «i magistrati non si faranno intimidire» e l’Anm vigilerà su «abusi» e «uso strumentale della legge». «Non è vero» neppure che il governo stia facendo buone riforme per la giustizia. «Aveva annunciato 12 punti, in gran parte non realizzati o indeboliti rispetto agli annunci». La legge sulla responsabilità civile è «la scappatoia» con cui il legislatore scarica sui magistrati «l’incapacità di varare interventi seri e concreti». Ecco allora «la sfida» al governo, un decalogo di 10 «buone riforme»: dalla cancellazione della ex Cirielli sulla prescrizione (con blocco dei termini dopo la condanna di primo grado) all’estensione alla corruzione degli strumenti investigativi previsti per la mafia, dal rafforzamento della lotta all’evasione all’assunzione di nuovi cancellieri («Orlando ne aveva annunciati mille, ma il bando non si è mai visto»). «Non è vero», infine, che l’eventuale azione risarcitoria scatterà solo dopo la sentenza definitiva, perché la riforma la prevede anche nella fase cautelare (arresti, sequestri nel penale; giudizi sommari e d’urgenza nel civile) e, spiega Sabelli, con l’eliminazione del filtro e l’introduzione del «travisamento del fatto e delle prove» molti magistrati saranno “costretti” ad affiancare (anche formalmente) l’Avvocatura dello Stato per tutta la durata del giudizio di responsabilità e dovranno quindi astenersi (o saranno ricusati) nel procedimento cautelare. Accadrà, quindi, il contrario di quanto la Consulta aveva detto nel 1990 promuovendo il filtro, e cioè che non bisognava lasciar spazio a qualunque azione per evitare il proliferare di astensioni e ricusazioni. «C’è il rischio – osserva Ezia Maccora, componente del Comitato direttivo centrale dell’Anm – che, per i cautelari più rilevanti, le conseguenze più pericolose dell’azione diretta contro i magistrati, uscite dalla porta, rientrino dalla finestra. In contrasto con la sentenza della Corte costituzionale del ’90».

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