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I giovani tornano ottimisti, nove su dieci certi di trovare il lavoro dei sogni in 5 anni

Nove studenti universitari italiani su dieci sono convinti che entro i prossimi 5 anni non solo troveranno un impiego, ma che sarà un lavoro soddisfacente (71%), coerente con gli studi svolti (75%) e socialmente utile (71%). Insomma: il lavoro dei sogni. E non è una cosa da poco in un Paese dove la disoccupazione giovanile supera il 40% nella fascia tra i 15 e i 24 anni. È questo uno dei risultati più sorprendenti della ricerca, che sarà presentata oggi a Roma alla presenza del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, realizzata dall’Istituto Eumetra Monterosa su un campione di mille casi rappresentativi degli studenti universitari italiani tra i 19 e i 26 anni e 126 casi di studenti nella stessa fascia d’età iscritti a un ateneo straniero o partecipanti al programma Erasmus.
«La cosa che mi ha stupito di più è la grande positività che emerge dagli studenti, in controtendenza con l’immagine che li dipinge come scoraggiati e poco impegnati», ammette Cristina Scocchia, amministratore delegato di L’Oréal Italia, che ha commissionato lo studio, alla sua seconda edizione. E, però, anche sul mercato respira un’aria nuova: «C’è più ottimismo nel Paese, la fiducia dei consumatori è in aumento. Le nostre vendite crescono».
Un’altra sorpresa: per gli studenti il contenuto del lavoro è diventato più importante rispetto alla remunerazione e alla possibilità di fare carriera. Vale di più che l’azienda sia etica, che rispetti la diversità, che sappia motivare e valorizzare le persone. Ma conta anche l’equilibrio tra lavoro e vita privata: i giovani vogliono lavorare per obiettivi con flessibilità riguardo ad orari e luoghi di lavoro, segnala lo studio. Scocchia, che ha introdotto a L’Oréal Italia la possibilità di lavorare da casa 2 giorni al mese, approva: «Nella nostra azienda l’80% degli aventi diritto fa lo smart work , uomini e donne, senza distinzioni di età. E la produttività è aumentata».
Ancora un dato che sembra smentire pregiudizi diffusi: quasi tre studenti su dieci (26%) sostengono che le università italiane forniscono un’eccellente preparazione teorica, ma lontana dal lavoro, con un numero insufficiente di stage e tirocini. «In Italia non c’è abbastanza dialogo tra università e aziende. Vorrei un mondo universitario meno teorico, ma che fornisca competenze più spendibili nel mondo del lavoro», auspica la manager che si prepara ad assumere una cinquantina di giovani talenti, come nel 2014.
Il grande punto dolente resta la mancanza di meritocrazia. Il 70% dei ragazzi intervistati dice che vorrebbe «meno raccomandazioni e maggiore meritocrazia», uno degli aspetti che rendono la prospettiva di lavorare all’estero più attraente, soprattutto negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Germania. Oltre 8 studenti su 10 credono infatti che fuori dall’Italia ci siano più opportunità, anche perché il mercato del lavoro è più aperto e più flessibile. «Sono dati che ci fanno riflettere. Un modo per rendere l’organizzazione più trasparente? Valutare la performance di ciascun lavoratore sui risultati», suggerisce Scocchia.

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