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I giovani “senza quota” Precari e sottopagati al lavoro oltre i 70 anni

Precari da ventenni. Sottopagati da trentenni e quarantenni. Esodati da sessantenni. E poverissimi pensionati da settantenni. La politica litiga su Quota 100 e le sue sorelle 102 e 104. Ma c’è un esercito di cui non si parla mai. Sono i Fuori Quota o Senza Quota o Quota Zero. Giovani e meno giovani di ieri e di oggi, che non pensano alla pensione perché «tanto non me la daranno mai».Figli della flessibilità del lavoro che da decenni in Italia sforna contrattini e paghette, rendendo la carriera una groviera di intermittenza, buchi, nero. Un micidiale mix tra regole brutali e contributivo puro disegna per queste generazioni un futuro davvero fosco. Si entra tardi in modo stabile al lavoro, si esce presto perché le aziende preferiscono turn-over continui, mentre le riforme e la vita che si allunga spostano sempre più in là l’età della pensione.Per i post-1996 — quelli che hanno iniziato a lavorare alla fine del secolo scorso o dopo e sono tutti totalmente nel contributivo: prendi quanto versi — il traguardo finale è ben oltre i 70 anni. Chi ci arriverà con assegni poveri potrebbe uscire anche a 75.Se tutto va beneVediamo cosa succede simulando — lo fa per Repubblica una società indipendente di consulenza, smileconomy — il percorso lavorativo di quattro lavoratori che oggi hanno 25, 30, 35 e 40 anni, dipendenti e autonomi, con redditi netti da 1.000 a 1.500 euro. Se iniziano a versare i contributi a 25 anni, il loro stipendio cresce dell’1,5% all’anno e il Pil dello 0,3%, la carriera è continua e senza scossoni, andranno in pensione tra 68 e 72 anni e con un assegno tra il 55 e il 64% del loro ultimo stipendio (il tasso di sostituzione medio). Il 25enne di oggi vede come età di uscita una forchetta che oscilla tra quasi 69 anni e quasi 73 anni.Dipenderà dalla speranza di vita a 65 anni, il parametro Istat che ogni due anni aggiorna i requisiti per la pensione: può variare da zero a tre mesi e se tutto va bene o molto bene, senza pandemie o altri accidenti, porterà la generazione dei Senza Quota in pensione da over 70. Nel 1976 la speranza di vita era di 14,9 anni oltre i 65: quindi 79,9 anni. Nel 2019 era salita a 21 anni, dunque a 86 anni. Il Covid-19 l’ha fatta crollare a 19,9 e dunque a 84,9 anni. Ma usciti dal tunnel, si tornerà a salire.Se tutto va maleCosa succede se la carriera è discontinua? Se per esempio c’è un anno di buco contributivo in ogni decade (a 30, 40 e 50 anni) e se il lavoro finisce a 60 anni perché l’azienda ti mette fuori? L’assegno crollerebbe fino al 40-45%, cioè meno della metà dell’ultimo stipendio. Da incassare da settantenni. E nel frattempo?Le regole capestroI post-1996 non hanno paracadute. Sono Senza Quota e senza integrazione al minimo (riforma Dini per i contributivi puri). Bene che vada ricevono il 60% dello stipendio contro l’80% dei loro padri e nonni “retributivi”. Se la speranza di vita si allunga, l’età della pensione si allontana: ma se si accorcia, rimane la stessa (riforma Sacconi). Se poi il loro assegno pensionistico è basso perché hanno versato pochi contributi, dovranno lavorare più anni (riforma Fornero).Nello specifico, se la pensione non arriva a 2,8 volte l’assegno sociale (1.289 euro, ad oggi) i post- 1996 non potranno mai andare in pensione anticipata, cioè tre anni prima (64 anni, ad oggi). Se la pensione non arriva a 1,5 volte l’assegno sociale (690 euro, ad oggi), i post-1996 non potranno andare neanche in pensione di vecchiaia, ma dovranno aspettare la “vecchiaia contributiva” e uscire quattro anni dopo.Basta guardare la tabella e capire che l’età di uscita salirebbe, in questi due casi, di tre o quattro anni: oscillando tra 71 e quasi 77 anni. Una stortura, legata al principio della riforma Monti-Fornero dell’assegno «dignitoso»: dunque chi guadagna di più lavora meno e chi è povero rimane al palo.La gobba del 2050«Tutti i casi simulati andranno in pensione dal 2050 in poi», osserva l’economista Andrea Carbone, partner di smileconomy. «In quell’anno, ci ricorda la Ragioneria, la spesa pensionistica calerà perché si esaurisce la bolla dei baby boomers. Allora perché non anticipiamo di trent’anni il dibattito e cambiamo subito le regole attuali che obbligano i giovani di oggi a uscire a 70 anni?».

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