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I giganti Usa per il Fondo salva imprese

Partirà nelle prossime settimane, con l’invio della documentazione, il processo che potrebbe portare all’individuazione di uno o più investitori professionali che potrebbero partecipare con una fetta importante di capitali (tra i 200 e i 300 milioni di euro) al fund raising del fondo salva-imprese, cioè il veicolo per la ristrutturazione e il consolidamento delle imprese strategiche promosso dal Governo. Al lavoro sul dossier è il consulente economico del premier Matteo Renzi, Andrea Guerra.
Il processo in corso di individuazione del partner estero che dovrà affiancare la Cassa Depositi e Prestiti, ma anche altri soggetti pubblici e le banche sarebbe gestito in queste settimane dall’advisor Vitale Associati. L’obiettivo è attrarre nel fund raising investitori professionali americani come Kkr o Cerberus o altri nomi importanti attivi nel turnaround.
Proprio questa tipologia di private equity, in virtù del capitale di rischio dedicato all’iniziativa, avrebbe un’influenza decisiva nella governance del fondo «salva-imprese» affiancandosi ai soci pubblici e alle banche.
Il Fondo salva-imprese sarà un veicolo aperto e dovrebbe partire con una dotazione iniziale di un miliardo, ma il fund raising potrebbe arrivare fino a 2,2 miliardi di euro.
L’obiettivo è attrarre nel fund raising capitale privato: soprattutto investitori professionali americani come Kkr o Cerberus, attivi anche nel turnaround, che potrebbero fornire le competenze necessarie per gli investimenti. Potrebbe essere verificato anche l’interesse di fondi sovrani come ad esempio il fondo sovrano del Qatar oppure la volontà di partecipare all’iniziativa da parte di family office privati.
Tuttavia l’individuazione di uno o più investitori professionali, specializzati nel turnaround, sembra un passo cruciale per lanciare un’operazione di mercato e non ripetere esperienze fallimentari come la Gepi. I soldi dei fondi esteri, come potrebbero essere appunto Kkr o Cerberus, sarebbe il segnale per il lancio concreto dell’iniziativa che fino ad oggi ha avuto soltanto il via libera di alcuni soggetti pubblici, come ad esempio la Cdp e alcuni enti (si parla dell’Inail), che tuttavia saranno garantiti nel loro investimento dallo Stato con una copertura che potrebbe arrivare all’80 per cento: per il via libera definitivo su questo ultimo aspetto l’iniziativa arriverà prossimamente al Consiglio dei ministri.
Il veicolo avrà dunque due tipologie di investitori: da una parte quelli pubblici che, proprio per la garanzia governativa, potranno ottenere un rendimento più stabile ma più basso.
Dall’altra parte, il denaro dei gruppi finanziari specializzati nel turnaround sarà capitale di rischio. Come tale, secondo il piano allo studio, darà la possibilità a questi ultimi di avere un’influenza determinante sulla scelta degli investimenti del veicolo e sulla sua governance. La preferenza andrebbe a soggetti finanziari esteri che, per il loro statuto, possono investire come fondo di fondi. Ad esempio molti private equity italiani, come ad esempio Clessidra, non potrebbero per statuto partecipare a un’iniziativa di questo tipo. Tra i gruppi finanziari italiani che potrebbero essere contattati per l’iniziativa ci potrebbe essere invece De Agostini.
Resta da capire, probabilmente in virtù anche dell’interesse che verrà riscontrato tra gli investitori esteri nel sondaggio che partirà nei prossimi giorni, quale sarà la ripartizione del fondo fra le varie categorie di investitori.
La Cassa Depositi e Prestiti guidata da Giovanni Gorno Tempini, per ora, si è detta disponibile a sottoscrivere 400 milioni garantiti dallo Stato, diventando quindi l’azionista promotore: anche se la somma potrebbe salire nel caso in cui venisse costituito un nucleo stabile di investitori privati e professionali. Un nodo ulteriore da sciogliere è il fronte bancario, chiamato in causa in quanto finanziatore delle aziende da ristrutturare: gli istituti di credito (fra cui grandi banche come Intesa Sanpaolo e Unicredit), secondo le indiscrezioni, avrebbero al momento valutato un investimento di circa 300 milioni di euro. Insomma il miliardo del primo closing sembra raggiungibile.

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