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I gestori tornano sull’Europa

Il periodo più caldo dell’estate coinciderà probabilmente con un’elevata volatilità sui mercati finanziari europei, anche per la complessità di una situazione economica lontana dall’essere risolta. Se a questo si aggiungono – per quanto riguarda i periferici – i problemi relativi al crescente rifiuto “sociale” delle politiche di austerità e alle incertezze politiche dell’Italia, è molto probabile che sui mercati finanziari dovremo allacciare le cinture di sicurezza.
Al momento, per la verità, il mercato italiano ha reagito bene all’ennesimo declassamento deciso da S&P (i mercati hanno assorbito bene la aste di BoT e BtP, con un marginale rialzo dei rendimenti, e Piazza Affari non è crollata), anche perché ormai i proclami delle agenzie di rating lasciano un po’ il tempo che trovano, sospettati come sono – al di là delle parole – di scarsa attenzione e indipendenza di giudizio.
Detto questo, però, è fuor di dubbio che l’interesse manifestato negli ultimi tempi dai grandi investitori internazionali per l’Europa è concentrato soprattutto sui mercati della core Europe (a partire dalla Germania che, come vediamo nell’articolo accanto, dal punto di vista tecnico si conferma il miglior listino del nostro Continente).
Anche perché, come sottolinea un recente studio di Syz Bank, «in giugno la fiducia dei consumatori europei ha registrato il settimo aumento consecutivo dopo la caduta che l’aveva portata a livelli che negli ultimi 30 anni sono stati raggiunti solo in due occasioni (nel 1993 e nel 2008/09)».
La consumer confidence «resta ancora sensibilmente sotto la media storica», ma «l’origine di questo rimbalzo è indubbiamente riconducibile all’accenno d’inversione della dinamica che si osserva nella Ue. Sebbene i problemi dell’Europa (crescita, debito, politico-istituzionali) siano tutt’altro che risolti, si sta facendo strada la percezione di “avere toccato il fondo” nel 2012. Questo permette di sperare in un futuro che, se non migliore, sarà almeno meno cupo, dopo due anni di calo».
Inoltre, cosa che non accadeva da quattro anni, «gli indici manifatturieri italiani e spagnoli in giugno hanno superato quelli della Germania e quello francese è arrivato molto vicino. Il recupero del Sud Europa negli ultimi mesi è sorprendente e fa sperare – sottolineano all’ufficio studi di Syz Bank – che la recessione sia entrata nella fase conclusiva. Il rimbalzo è indubbiamente la conseguenza dell’adeguamento avvenuto sui costi della manodopera e dei consumi leggermente meno depressi, anche se manca ancora un elemento catalizzatore per far scattare una crescita forte e convincente».
Segnali, magari marginali, che però sono guardati con molta attenzione dai grandi investitori internazionali. Hsbc, per esempio, ha elevato il peso azionario del nostro Continente nel proprio portafoglio modello da sottopeso a neutrale, con un netto overweight per Italia e Inghilterra.
A livello generale, dicono gli analisti della casa d’investimento, l’Europa «è ben posizionata rispetto ad altre aree geografiche perché il clima economico sta migliorando e vi è anche la possibilità di un ulteriore allentamento monetario». Le prospettive di crescita complessiva nel Continente non sono certo entusiasmanti, ma, in un contesto complesso come quello attuale, anche il miglioramento della situazione preesistente è positivo dal punto di vista dell’investitore.
L’Italia, secondo Hsbc, «è interessante perché ha la migliore esposizione verso i nostri settori preferiti (in particolare i finanziari). Inoltre tende a sovraperformare quando vi è incertezza sulle prospettive del ciclo economico. Inoltre, per effetto delle incertezze politiche e della dinamica degli utili in ritardo, le valutazioni dei titoli quotati sono state spinte a livelli irrealisticamente bassi, con un price-book value a un record di sconto per il mercato europeo».

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