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I gestori chiudono il 2015 in attivo per 141 miliardi

Dai fondi 95 miliardi – Patrimonio a 1.823 miliardi
Si chiude in grande stile il 2015 dei gestori. Con una raccolta di quasi 11 miliardi ottenuta a dicembre, l’industria italiana dell’asset management ha registrato il dato annuale tra i migliorie di sempre. In 12 mesi nelle casse del settore sono entrati 141 miliardi (erano 133 nrel 2014). Il dato in verità non sorprende, visto il ritmo di crescita che ha caratterizzato il settore nel corso di tutto l’anno. Circa il 70% della raccolta è stata realizzata grazie ai fondi (aperti e chiusi) che hanno incassato in un anno quasi 95 miliardi, mentre il contributo delle gestioni è stato di 46 miliardi. Questo segmento ha segnato un’impennata proprio nell’ultimo mese dell’anno (7,6miliardi di raccolta contro i 791 milioni di novembre), spinto anche dal risultato del gruppo Generali che attraverso i mandati istituzionali ha incamerato 5,9 miliardi.
L’effetto mercato ha invece ridimensionato il patrimonio, sceso dai 1.835 di novembre a 1.823 miliardi di fine dicembre (di questi il 48,9 % sono investiti nelle gestioni collettive e il 51,1% in quelle di portafoglio). Dal versante dei fondi comuni la raccolta di dicembre è stata positiva per circa 3 miliardi mentre quella annuale ha superato i 94 miliardi (dato migliore dal 1999). A spingere sull’acceleratore sono stati nuovamente i prodotti flessibili (1,6 miliardi mensili e 51,5 annuali), ma è positivo anche il saldo di azionari e bilanciati che hanno incassato rispettivamente 548 e 492 milioni a dicembre (9,5 e 12,5 miliardi in un anno). Sono tornati in territorio positivo anche gli obbligazionari (da -965 milioni a +489), mentre è ricomparso il segno meno a fianco ai monetari (-166 milioni in un mese e +6,6 miliardi annui). In termini di domiciliazione dei prodotti, molto marcato il divario tra il dato dei prodotti di diritto estero rispetto a quelli tricolore: i primi a dicembre hanno incassato 2,5 miliardi (68 miliardi su base annua) contro 450 milioni (23,6 miliardi nel 2015) dei secondi. Per quanto riguarda i rendimenti, nonostante il rallentamento dei listini già emerso in chiusura d’anno (a dicembre i principali mercati hanno perso in media circa il 4%) chi lo scorso anno ha puntato sul mercato italiano ha fatto una scelta azzeccata perché a fine di dicembre ha portato a casa guadagno su base annua del 20%. Ma sono state a due cifre anche le performance dei prodotti specializzati nell’area Euro e in Europa (12,6 e 10,8%), mentre i bilanciati hanno spuntato in media il 5%, gli obbligazionari l’1 e i flessibili l’1,6 per cento. Analizzando l’andamento dei gruppi, dicembre particolarmente positivo per Generali che, grazie all’impulso arrivato dai mandati istituzionali, ha incassato ben 6,4 miliardi. «Generali Investments – ha spiegato Santo Borsellino, ceo di Generali I. – aveva due obiettivi nel 2015: aumentare la raccolta da clienti terzi non appartenenti al gruppo Generali grazie a una rinnovata offerta di soluzioni di investimento e incrementare la quota di attivi di gruppo gestiti dalla nostra realtà. Il dato di dicembre ci conforta su entrambi i fronti, con 460 milioni di raccolta su clienti terzi e con 4,7 miliardi dall’estensione del perimetro di attivi gestiti da Generali Investments per conto delle compagnie assicurative del gruppo Generali». Conti in attivo anche per Intesa Sanpaolo nelle cui casse sono entrati 1,9 miliardi, mentre ha rallentato il passo Pioneer Investment che ha comunque chiuso il bilancio mensile in attivo per 29 milioni. Cifre molto significative anche per Mediolanum (471milioni), Banco Popolare (454 milioni), Amundi (409 milioni), Azimut (364), State Street Global (362) e Ubi Banca (303). «I risultati della raccolta fondi nel 2015 – ha commentato Danilo Verdecanna, managing director di State Street Global Advisors per l’Italia – ribadiscono la buona impostazione dell’industria italiana del risparmio gestito e l’apprezzamento degli investitori retail e istituzionali per uno strumento che consente diversificazione e trasparenza». Pollice verso, invece, per Franklin Templeton (-315 milioni), Deutsche A. W. Management (-265), M&G Investments (-248), Bnp Paribas (-247) e Arca (-200).
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