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I gestori battono i Bot E i fondi pensione ora superano il Tfr

I fondi comuni confermano anche nel 2014 il ritorno alla raccolta netta positiva, risultato raggiunto nel 2013 dopo nove anni di «rosso». E «battono» ancora i Bot per rendimento. I costi in media si riducono leggermente ma sugli azionari raggiungono il massimo storico. E la nostra «industria» del settore resta complessivamente su posizioni arretrate: quarta al mondo nel 2004, nel 2013 «resta» al 14esimo posto con un’incidenza sul Pil pari al 13,4% contro una media europea del 75%.
La edizione numero 23 dell’«Indagine su fondi e sicav italiani» realizzata dall’Ufficio Studi Mediobanca dà conto di una realtà che, pur ancora parecchio lontana dai risultati raggiunti negli «anni d’oro» dei fondi comuni italiani, quando come nel 1999 l’incidenza sul Pil era pari al 42%, prova a ripartire. I primi tre mesi del 2014, viene sottolineato, confermano il ritorno di fiducia su questi strumenti di risparmio gestito: fra prodotti di diritto italiano e i cosiddetti «roundtrip» (promossi all’estero, soprattutto in Lussemburgo, da nostri gestori) le sottoscrizioni nette hanno sfiorato i 20 miliardi. Per i soli fondi italiani la raccolta netta è stata positiva nel 2013 per 17 miliardi e nel primo trimestre di quest’anno per 6,6 miliardi.
Per quanto riguarda le performance secondo l’analisi il rendimento netto medio del patrimonio è valutabile pari al 3,4%, risultato che ha beneficiato particolarmente del recupero dei fondi azionari (11,7%) e bilanciati (5,6%), come pure dei fondi pensione negoziali (5,4%) e aperti (8,1%), mentre gli obbligazionari si sono fermati all’1,9%. In media quindi i gestori hanno «battuto» i Bot a 12 mesi, che hanno reso nel 2013 l’1,3%, di 2,1 punti percentuali. Il confronto nel lungo periodo tuttavia resta favorevole ai titoli di Stato: chi avesse investito in tutti i fondi italiani negli ultimi 30 anni avrebbe subìto, rispetto ad un impiego annuale in Bot a 12 mesi, una perdita di una volta il patrimonio iniziale (aumentato nel periodo di 3,9 volte contro le 4,9 dei buoni del Tesoro). Sulla base del tasso risk free, viene rilevato, il frutto dei fondi aperti mette in evidenza una distruzione di valore pari a circa 86 miliardi nell’ultimo quindicennio.
I costi di gestione sono scesi all’1,2% del patrimonio con la punta del 2,9% nel comparto azionario, nuovo massimo storico (quasi quattro volte rispetto ai fondi Usa) per la notevole incidenza delle provvigioni d’incentivo (0,5%). Anche la rotazione del portafoglio (il cui completo rigiro avviene ogni 9 mesi) si conferma alta soprattutto se comparata con la media dei fondi azionari americani, che supera i due anni.
Infine, i fondi pensione negoziali hanno chiuso il 2013 cumulando un rendimento da fine 2000 del 45%, che per la prima volta supera la rivalutazione del Tfr, pari al 41,1% beneficiando delle performance 2012 e 2013 (5,4%).

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