Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

I forzieri del Made in Italy

di Adriano Barrì

In Borsa la cassa piange, ma non per tutti. Se i forzieri delle multinazionali statunitensi sono pieni di dollari, non si può dire la stessa cosa delle società quotate in Piazza Affari. Complice la difficile congiuntura il debito la fa da padrone nei bilanci delle nostre grandi e piccole multinazionali. Anche se non mancano le eccezioni.
La società più «ricca» della Borsa di Milano è Parmalat che siede su oltre 1,5 miliardi di liquidità. Il frutto della buona gestione di Enrico Bondi sia sul fronte industriale che delle transazioni sulle cause con il sistema bancario. Sul podio anche Danieli, multinazionale degli impianti siderurgici, e Ansaldo Sts, tra i principali operatori mondiali nei sistemi di segnalamento ferroviario, che vantano una posizione finanziaria netta positiva rispettivamente di 900 milioni di euro e 300 milioni circa.
Lista
Ma la pattuglia delle società cash positive del listino milanese comprende altre 22 aziende, soprattutto di media piccola dimensione, su un totale di circa 300 quotate. Una ricchezza che in alcuni casi alimenta un certo appeal speculativo. In assenza di progetti industriali o di opportunità di crescita per linee esterne le società potrebbero infatti decidere di essere generose con i propri azionisti restituendo la cassa attraverso lo stacco di maxi dividendi. Osservati speciali Parmalat, Danieli e Caltagirone Editore. CorrierEconomia ha messo in rassegna le stime di consensus sui bilanci 2011 di queste società e calcolato come il dato cumulato della liquidità netta disponibile ammonterebbe a circa 3,6 miliardi euro, poco meno dell'1% della capitalizzazione della Borsa di Milano.
Monetine rispetto al dato statunitense messo in evidenza appena pochi giorni fa su questo stesso giornale. Secondo alcune stime la liquidità disponibile nel bilanci delle multinazionali statunitensi, in buona parte quotate, ammonta a 1.700 miliardi di dollari, pari al 17% della capitalizzazione dell'indice S&P 500. La sola Apple detiene 97 miliardi di dollari di cassa, circa un quarto della propria capitalizzazione di Borsa pari a 400 miliardi di dollari, più di tutto il listino milanese messo insieme.
Pochi affari quindi per il made in italy? Affatto. Scorrendo la lista delle società italiane «ricche» si scopre come in alcuni casi la disponibilità di denaro superi addirittura le rispettive capitalizzazioni di Borsa: un paradosso in quanto il mercato non è disposto neanche a pagare la cassa. I casi si contano sulla punta delle dita ma vale la pena citarli: Caltagirone Editore e Conafi Prestitò. In entrambe i casi le società custodiscono ancora gelosamente buona parte delle risorse raccolte con la quotazione avvenuta rispettivamente nel 2000 e nel 2007. Nel caso della società editrice de «Il Messaggero» e «Il Mattino» il mercato da tempo si interroga sul destino del tesoretto.
Attese
Secondo Patrizio Pazzaglia di Banca Leonardo, «le aspettative sono per la distribuzione di un maxi dividendo. La società ha da tempo interrotto la politica di acquisizioni ed ora in assenza di opportunità e con l'editoria in crisi potrebbe essere generosa con i propri azionisti». La cassa accende l'appeal speculativo anche su Parmalat. «Lactalis — continua Pazzaglia — ha rilevato il controllo del gruppo emiliano non solo per aspetti di carattere industriale ma anche per la liquidità che potrebbe rivelarsi molto utile per sistemare la propria struttura finanziaria». Possibili quindi manovre infragruppo volte a portare verso l'alto il tesoretto di Parmalat. Sul tappeto c'è la possibilità di un delisting o di un maxi dividendo. Ma il gruppo piace anche sui fondamentali. Per Nomura il titolo è a sconto sui concorrenti e merita un giudizio buy (comprare) con un target di 2,15 euro che sui prezzi attuali implica un potenziale di rialzo del 35%.
Anche Danieli, multinazionale dell'industria siderurgica è nel mirino degli investitori per la cassa, ma i tempi non sembrano ancora maturi: «sui fondamentali il titolo è valido — conclude Pazzaglia — potendo contare su un portafoglio ordini importante (3,2 miliardi a fine settembre ndr) e ben diversificato. Con oltre 800 milioni in cassa potrebbe essere opportuno un aumento dei dividendi soprattutto per i titoli di risparmio. Ma è più probabile qualche acquisizione».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Alla fine, dopo un consiglio sospeso e riaggiornato a ieri pomeriggio, l’offerta vincolante per l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Scatta l’operazione-pulizia del Recovery Plan. Dal primo giro di orizzonte del gruppo di lavoro di...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Negli ultimi giorni, la stampa è entrata improvvisamente nel mirino di alcuni governi in Europa del...

Oggi sulla stampa