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I fondi vogliono Avio

di Carlo Festa

Dopo Rhiag e Moncler, la Borsa potrebbe vedere una terza defezione tra le matricole eccellenti. A scegliere la strada della cessione, anziché quella dell'Ipo, potrebbe infatti essere Avio, azienda italiana leader nel settore dell'aeronautica civile, dell'aerospaziale e della difesa.

L'azionista di controllo (il private equity inglese Cinven affiancato da Finmeccanica in minoranza) potrebbe optare per un «dual track», cioè un percorso parallelo tra quotazione e cessione ad un gruppo strategico o finanziario: soltanto che, in questo caso, la definizione del percorso migliore per la valorizzazione potrebbe avvenire già in questi mesi, e non a ridosso della quotazione come è avvenuto per Moncler e Rhiag.

Avio, dove da qualche mese è arrivato come amministratore delegato Francesco Caio, dovrebbe secondo le indicazioni della società approdare in Borsa verso la fine di quest'anno o i primi mesi del 2012. Per lo sbarco è già stato scelto il gruppo di banche: Banca Imi, Deutsche Bank, Jp Morgan, Morgan Stanley, Barclays.

Ma ormai, tra gli addetti ai lavori, tanti scommettono che verrà scelta una strada alternativa, capace di valorizzare la società a multipli più elevati di quelli che in questo momento può garantire la Borsa. Come, appunto, una cessione a un altro private equity oppure, anche se con minori probabilità, a un gruppo industriale concorrente.

Rumors su una possibile cessione allo studio per Avio circolano ormai da qualche settimana, ma le indiscrezioni si sono rafforzate in questi ultimi giorni in contemporanea con la decisione di Alpha e Carlyle di ritirare Rhiag e Moncler dalla Borsa per venderli con una trattativa privata. Così nell'ultimo periodo le banche d'affari si starebbero muovendo con più decisione sul dossier Avio. Le manifestazioni d'interesse per il gruppo di Rivalta (in provincia di Torino), oltre che dai classici private equity bisognosi di investire l'ingente liquidità, secondo le indiscrezioni arriverebbero da un gruppo di Singapore, da una conglomerata russa e da un colosso industriale francese come Safran, nato dall'unione nel 2005 tra la società di difesa Sagem e quella aerospaziale Snecma. Insomma, c'è tanto interesse per quello che viene visto come un gioiello dell'aeronautica italiana, azienda attiva in settori strategici. La società ha mostrato una crescita continua del fatturato (un Cagr di quasi il 6% negli 5 anni) e una redditività al 19,3 per cento. Tuttavia il condizionale è ancora d'obbligo sul futuro prossimo della società. Proprio il ruolo strategico di Avio farebbe preferire una quotazione in Borsa, tramite la quale il fondo Cinven monetizzerebbe l'investimento e che consentirebbe a Finmeccanica di mantenere un piede nella società. L'italianità di Avio sarebbe in questo caso tenuta al riparo dagli appettiti dei gruppi industriali stranieri.

Resta però da capire se la Borsa sarà capace di pagare i multipli che l'azionista Cinven ha in mente, visto che la società dovrebbe valere poco meno di 4 miliardi di euro. Se il prezzo non sarà ritenuto congruo, per Avio potrebbe aprirsi quindi un «dual track». In questo caso potrebbero avere la meglio altri private equity, investitori della stessa natura dell'attuale azionista Cinven, su un industriale come la francese Safran: nel caso dell'ingresso di quest'ultimo si aprirebbero infatti interrogativi sulla difesa dell'italianità del gruppo.

Il nodo principale di Avio resta ancora il debito, frutto del leverage buyout degli anni scorsi. La società ha rimborsato 300 milioni. Ma il rapporto tra debito e margine operativo lordo è ancora sbilanciato: a fine 2010 un Mol di 339,1 milioni con debiti per 1,480 miliardi.

L'azienda è in crescita nel civile grazie ai contratti per l'Airbus A320 (con i motori V2500 e CFM-56) e soprattutto per il Boeing 777, con il motore che equipaggia il 90% dei velivoli, cioè il GE90. Nel futuro c'è poi il Boeing 787 con il motore del futuro, il GEnx. Resta il comparto della difesa e dello spazio: il primo, con commesse di 6-7 anni, resta un volano, malgrado il taglio della spesa pubblica dei Governi. E in prospettiva c'è la crescita nello spazio con Vega, il vettore europeo sviluppato con l'Agenzia Spaziale Italiana e l'Agenzia Spaziale Europea.

 

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