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I fondi sovrani bussano a Ducati

di Carlo Festa

Il gruppo Ducati continua ad attrarre l'interesse di investitori asiatici e mediorientali. La società di Borgo Panigale avrebbe ricevuto infatti in questi giorni le manifestazioni d'interesse di alcuni investitori mediorientali: secondo le indiscrezioni, raccolte in ambienti finanziari, fondi sovrani di emirati come il Qatar e Abu Dhabi. L'obiettivo sarebbe l'ingresso in minoranza di questi soggetti finanziari prima dell'Ipo, che secondo le intenzioni dell'azionista di Ducati, la società d'investimento Investindustrial di Andrea Bonomi, dovrebbe svolgersi nei prossimi mesi all'Hong Kong Exchange: un'opzione sulla quale stanno lavorando gli advisor Deutsche Bank e Goldman Sachs, oltre al joint global coordinator Banca Imi.

La valutazione alla quale Investindustrial sta puntando è di un miliardo di euro, circa 10 volte il margine operativo lordo che a fine 2012 dovrebbe raggiungere i 110-115 milioni di euro: una cifra importante anche se il gruppo ha mostrato numeri in crescita. Ducati chiuderà il 2011 con 42mila moto vendute e un fatturato vicino ai 480 milioni, cioè un incremento del 20 per cento rispetto all'anno precedente.

Ma non sarebbe soltanto il Medioriente a bussare a Ducati: ieri l'agenzia di stampa americana Bloomberg ha comunicato dell'interesse per il gruppo emiliano da parte di una conglomerata indiana: Hero MotoCorp, un gruppo produttore di motociclette che starebbe guardando a opportunità di espansione internazionale, soprattutto alla luce della recente conclusione dell'accordo commerciale stretto con la giapponese Honda Motor. Quello del gruppo indiano sarebbe però soltanto un desiderio, visto che al momento non sarebbero state avviate trattative con Investindustrial sul dossier Ducati.

La realtà è che al momento l'opzione più probabile resta la quotazione all'Hong Kong Exchange. Ma non è da escludere che Ducati possa essere venduta nel caso qualche gruppo finanziario o industriale decidesse di mettere sul tavolo la cifra che Investindustrial ha in mente: cioè un miliardo di euro.

Chi potrebbe avere i soldi per fare un'operazione del genere? Ducati è attualmente un marchio molto conosciuto negli Stati Uniti, meno in Asia. Proprio Oltreoceano il dossier Ducati è passato sui tavoli di colossi finanziari come Kkr e Blackstone. Ma i grandi fondi di private equity americani sarebbero in attesa sul dossier, in quanto la valutazione richiesta (10 volte il margine operativo lordo) sembra lasciare poco spazio alle loro attese di rendimento.

Più facile quindi che Ducati possa rientrare nei piani di qualche colosso industriale dei motori che potrebbe creare valore grazie alle possibili sinergie tecnologiche e commerciali. Un mese fa sul Financial Times, il patron di Investindustrial Andrea Bonomi, ha annunciato che tra i potenziali interessati ci sarebbero gruppi europei. La dichiarazione, tra gli addetti ai lavori , è stata interpretata per individuare nei colossi tedeschi i possibili candidati all'acquisizione: la Volkswagen, il cui patron, Ferdinand Piech, ha da tempo messo gli occhi su Ducati, fino a Bmw e Daimler. Di sicuro Investindustrial sta percorrendo il cosiddetto «dual track», cioè il doppio binario: la quotazione o, in alternativa, la cessione. E, nel primo caso, se la quotazione all'Hong Kong Exchange dovesse raccogliere consensi, è plausibile che in fase di pre-Ipo possano entrare con quote di minoranza alcuni investitori.

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