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I fondi per crescita e giovani tamponeranno l’emergenza I piani di Poletti per rifinanziare con 400 milioni la cassa in deroga

I dati sulla frenata dell’economia tedesca, uniti all’andamento negativo degli ordinativi e del fatturato dell’industria italiana, non possono non preoccupare il governo. Che a questo punto cerca di accelerare sulla crescita (è di ieri la notizia che anche sul decreto competitività verrà probabilmente chiesta la fiducia), ma, esattamente come i precedenti, si trova a dover fare i conti con l’emergenza sociale di una lunga recessione. Tanto è vero che solo pochi giorni fa ha dovuto spostare con un decreto interministeriale (Lavoro-Economia) 400 milioni di euro previsti per il pagamento della cassa integrazione in deroga nel 2014 a saldo dei sussidi 2013 che altrimenti sarebbero rimasti scoperti. Ma questo ovviamente ha aperto un buco quest’anno. Che sarà chiuso nei prossimi giorni con un emendamento al decreto legge di proroga delle missioni militari all’estero, che dovrebbe stanziare 400-500 milioni per il 2014. Soldi che potrebbero arrivare, tra l’altro, dai fondi non spesi per gli incentivi alle assunzioni dei giovani under 29, varati un anno fa dal governo Letta e che sono stati utilizzati dalle imprese molto meno del previsto.
Con quel provvedimento si mettevano a disposizione 794 milioni fino a giugno 2015, per agevolare circa 100 mila assunzioni di giovani. Ma finora le domande accolte sono 22mila per una spesa stimata in circa 160-170 milioni. Un’ulteriore dimostrazione che i posti di lavoro non si creano per decreto e che non bastano gli incentivi, anche rilevanti (in questo caso si può arrivare fino a 11.700 euro per un assunzione con contratto a tempo indeterminato e fino a 7.800 euro per la stabilizzazione di un contratto a termine), per convincere un’imprenditore ad aumentare l’occupazione se alla base non c’è un aumento degli ordini, delle commesse, delle vendite. Senza contare che ormai il 67% delle assunzioni avviene con contratto a termine.
Oggi e giovedì Cgil, Cisl e Uil saranno in piazza Montecitorio davanti alla Camera con i leader Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti per sollecitare il rifinanziamento della cassa in deroga, che secondo i sindacati dovrebbe andare ben oltre i 4-500 milioni previsti perché i lavoratori che altrimenti rischiano di restare senza sussidio sarebbero ben 150mila in tutta Italia, con picchi di 35mila in Lombardia e 28mila in Piemonte. Solo che questa della cassa integrazione in deroga si sta trasformando in una trappola per tutti. Per il governo che vorrebbe uscire da questa situazione emergenziale. La deroga, infatti, nacque nel 2009, sotto la spinta della crisi per estendere gli ammortizzatori sociali a quei settori non coperti dalla cassa ordinaria e straordinaria. Ma quello che doveva essere un provvedimento tampone si è dovuto rifinanziare di anno in anno e il sistema progressivamente è sfuggito dal controllo dello Stato, affidato com’è alla gestione delle Regioni che si limitano a dare il via libera agli accordi sindacali. Da almeno un anno è annunciato un decreto che dovrebbe stringere i criteri di assegnazione della cassa in deroga e riportarla a regole unitarie gestite centralmente e a limiti di durata certi (non più di 8 mesi), al fine di evitare abusi. Ma né il governo Letta né quello attuale sono riusciti finora a passare dalle parole ai fatti. Col risultato che gli ammortizzatori in deroga continuano a pesare per qualche miliardo ogni anno sul bilancio dello Stato (2,4 miliardi nel 2013, diventati 2,8 con i 400 milioni aggiunti la scorsa settimana), visto che a differenza della cassa ordinaria e straordinaria non sono pagati con i contributi delle imprese ma con la fiscalità generale. Ma la cig in deroga rischia di trasformarsi in una trappola anche per gli stessi lavoratori, in particolare quando viene utilizzata per prolungare gli ammortizzatori ordinari scaduti (perché anche questo è consentito) magari in aziende senza futuro.
Riepilogando: gli incentivi per assumere i giovani tra 18 e 29 anni si sono rivelati di scarso aiuto, eppure ci sono più di 2 milioni di giovani che non lavorano e non studiano; il ricorso agli ammortizzatori sociali resta su livelli record (circa 4 milioni di lavoratori all’anno ricevono per periodi più o meno lunghi un sussidio); le politiche attive stentano a decollare, compreso il programma europeo «Garanzia giovani». Anche per il governo Renzi la prima emergenza resta la disoccupazione.

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