Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

I fondi italiani tornano in rosso

di Antonella Olivieri

Una rondine non fa primavera. E così per i fondi comuni italiani la speranza di tornare in auge si è esaurita nello spazio del 2009. Perchè lo scorso anno – secondo l'indagine dell'ufficio studi di Mediobanca su 1003 fondi – il saldo di raccolta è tornato in rosso: i riscatti hanno superato le nuove sottoscrizioni per 19,6 miliardi. Certo, un dato molto distante dal record negativo di -64,8 miliardi del 2008, ma comunque il quarto peggior risultato di sempre. Eppure i rendimenti, se non eclatanti, sono stati positivi. Si vedrà a consuntivo se il problema della disaffezione era in qualche modo legato al trattamento fiscale discriminatorio – la tassazione sui guadagni maturati – che è stato rimosso a partire da questo mese con l'applicazione del prelievo al momento del riscatto.

I riscatti tornano a mordere

La raccolta netta, dunque, è stata negativa per 19,6 miliardi, mentre per i soli fondi aperti il rosso è arrivato a 23,7 miliardi. Hanno fatto eccezione i fondi pensione, per il 76% negoziali (cioè di "categoria"), che hanno registrato afflussi netti per 4 miliardi. Il quadro è preoccupante perchè si inserisce in un contesto continentale dove, con una raccolta netta positiva per 335 miliardi, il patrimonio complessivo dei fondi europei è arrivato al massimo storico di oltre 8mila miliardi. Il panorama non è però uniforme. Snobbate le piazze francese (84,7 miliardi i deflussi netti) e spagnola (-23,5 miliardi), i soldi dei risparmiatori sono andati invece a ingrassare i portafogli lussemburghesi (114,1 miliardi di raccolta netta positiva), irlandesi (100,7 miliardi), britannici (54,6 miliardi) e tedeschi (10,4 miliardi). Le indicazioni sulla prima parte dell'anno non segnalano inversioni di trend: -14,7 miliardi i deflussi calcolati da Assogestioni nel semestre, mentre nel primo trimestre in Europa la raccolta netta era ancora positiva per 30 miliardi.

Il risultato della crisi dei fondi italiani è che il peso del sistema sul Pil nazionale è calato ancora. Lo scorso anno infatti il patrimonio netto complessivo dei fondi aperti era sceso al 10,7% del Pil (15% tutti i fondi), quando nel '99 la percentuale era del 42,2%. L'industria tricolore è rimasta al decimo posto al mondo: a scalare le classifiche, anche qui, sono ormai gli emergenti. Il Brasile si è piazzato al quarto posto, scavalcando Uk (5°) e Cina (8°), dietro solo a Usa (1°), Francia (2°) e Australia (3°).

I rendimenti: media al 2,4%

Complessivamente gli oltre mille fondi censiti da Mediobanca hanno prodotto un rendimento netto del 2,4%, 2% i soli fondi aperti. Performance negative per i fondi riservati agli investitori istituzionali (-0,5%) e i fondi di liquidità (-0,3%). Gli obbligazionari hanno reso solo lo 0,9%, gli azionari invece il 10% a mediare tra il total return (variazioni nel capitale investito e cedole incassate) negativo per il 6,5% della Borsa italiana e il 20,5% positivo delle Borse internazionali. L'esposizione sul mercato azionario resta comunque bassa per il complesso dei fondi italiani: al 15,5% del portafoglio, dato che si confronta con il 42% della media mondiale e al 62% del Regno Unito. Buoni rendimenti sono stati offerti dai fondi di fondi non collegati a gruppi di gestione, che hanno avuto un risultato positivo del 6,9%, e dai fondi pensione aperti col 4,2%, meglio rispetto al 3% dei fondi pensione negoziali. Nel lungo periodo, finora, meglio comunque il Tfr che nell'arco del decennio ha reso il 30% netto contro il 14% dei fondi pensione negoziali e il 2,4% dei fondi pensione aperti.

Le stime sul primo semestre 2011 indicano performance nulle per i fondi italiani, negative dell'1% per i fondi europei. Ironia della sorte, i due terzi delle perdite sono arrivate dai fondi lussemburghesi e irlandesi che erano stati i più beneficiati dall'afflusso di risparmi.

In dieci anni il bilancio è impietoso: 132 miliardi di valore distrutto, pari all'80% del patrimonio netto attuale. Negli ultimi cinque anni il rendimento cumulato dei fondi italiani è stato pari ad appena il 4% contro il 40% dei fondi britannici.

Commissioni stabili

Il volume delle commissioni addebitate ai risparmiatori nel 2010 è rimasto intorno a 2,8 miliardi, per un'incidenza media invariata dell'1,2%. Più alte le commissioni sui fondi azionari (2,5%) e sui bilanciati (1,7%), mentre sui fondi obbligazionari-monetari la percentuale resta ferma all'1,1%. Costi più elevati rispetto a quelli dell'industria Usa che mediamente applica commissioni dell'1% sui prodotti azionari, dello 0,7% sugli obbligazionari e appena dello 0,3% sui monetari.

La rotazione del portafoglio è tornata a salire, passando da 1,2 a 1,4 volte.

 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Torna l’incubo della crescita sotto zero, con l’Europa che teme di impiantarsi nuovamente nel qu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il chief executive officer uscente di Ubs, il ticinese Sergio Ermotti, saluta la banca con cifre del...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le quotazioni di Borsa di Mediobanca a ottobre si sono attestate a 6,88 euro di media con scambi gio...

Oggi sulla stampa