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«I fondi italiani sono salvi»

di Riccardo Sabbatini

«Era come una zavorra di 20 chili sulle spalle di un corridore. Non poteva vincere la maratona. Aver rimosso quel peso non significa che la corsa è stata vinta, ma ora c'è una possibilità, si può gareggiare». Domenico Siniscalco, presidente di Assogestioni, spiega così il senso di sollievo dell'industria italiana del risparmio all'indomani della norma – è in arrivo con il decreto "milleproroghe" appena approvato dal Parlamento – che ha modificato la tassazione sui fondi d'investimento armonizzandola a quella in vigore negli altri paesi. L'imposta sulle plusvalenze si pagherà al momento del disinvestimento e non, com'era finora, sui guadagni maturati giorno dopo giorno. Un meccanismo che, negli anni, ha creato un ingente credito d'imposta – attualmente è pari a circa 4 miliardi nel complesso del sistema – penalizzando le performance dei gestori e spingendo le sgr della penisola ad emigrare all'estero.

Ora il pericolo di un ulteriore esodo è stato finalmente scongiurato e in quest'intervista Siniscalco tiene a sottolineare un altro motivo di soddisfazione per «la sensibilità dimostrata da Parlamento e Governo». È il nuovo «regime fiscale di attrazione» approvato nel luglio scorso – in attesa di un decreto attuativo non ha avuto finora grande risonanza – con il quale le sgr europee (anche le italiane che in questi anni si sono delocalizzate) potranno trasferire la propria sede sociale in Italia mantenendo per tre anni eventuali condizioni fiscali più favorevoli.

Insomma, dopo anni di sforzi finalmente le ragioni dei fondi italiani hanno trovato udienza. Ma se il cupo pessimismo si sta diradando tra i gestori lasciando il posto ad un maggiore ottimismo sul futuro è anche per gli ultimi risultati del settore, resi noti proprio ieri da Assogestioni (vedi articolo nella stessa pagina).

Nel 2010 – spiega Siniscalco – le somme in gestione hanno nuovamente superato il trilione di miliardi un ammontare sostanzialmente diviso a metà tra il portafoglio dei fondi e quello dei mandati ricevuti dalle sgr. Una componente, quest'ultima che per buona parte è stata trainata dalla raccolta assicurativa. Non è stata ancora recuperata definitivamente la perdita accusata nei tre anni di crisi dei mercati ma «il settore del risparmio è in recupero. Le somme che affluiscono al sistema dei fondi continuano a rappresentare il 30% del risparmio gestito italiano. È un elemento di sicurezza del nostro paese, come è emerso anche all'ultima riunione del G20 di Parigi dove la fonte dell'instabilità finanziaria è stata attribuita non solo ai debiti pubblici ma anche ai debiti privati dei singoli paesi. Il fatto che in Italia vi un così consistente credito privato è fondamentale».

Nella sua analisi Siniscalco tiene a rimarcare anche la «correlazione che i flussi di risparmio mostrano con il profilo congiunturale europeo. La forma assomiglia al logo della Nike, una linea che va giù e poi risale». È il «Nike recovery», come hanno iniziato a definirlo gli analisti osservando gli ultimi segnali di ripresa dell'economia mondiale. «È un dato confortante anche se la gravità della situazione continua per il momento a riflettersi in una minore propensione al risparmio delle famiglie».

Superata la fase più acuta di crisi l'industria sta già pensando al futuro con maggiore progettualità. «Con l'emendamento al "mileproroghe" è stata affrontata un'emergenza ma ora occorre una vera riforma fiscale». Per fare che? «Occorre allungare la durata degli investimenti – spiega Siniscalco – vale per le aziende che oggi hanno spesso un orizzonte limitato per i propri investimenti e vale anche per i risparmiatori ovviamente interessati a più elevati ritorni dei loro investimenti». È il limite del sistema Italia dove il peso dei prodotti previdenziali ed assicurativi sul portafoglio delle famiglie – una percentuale del 16% – è di parecchie lunghezze inferiore alla quota raggiunta altrove. In Francia si attesta al 35%, in Germania al 32%, in Regno Unito addirittura al 50 per cento. «Il tema era stato dibattuto al tempo della riforma previdenziale Maroni ma poi i fondi del Tfr – ricorda il presidente di Assogestioni – sono finiti all'Inps. Allargando questa arteria si fa un servizio al Paese».

Finora la leva fiscale è stata utilizzata per specifici strumenti e prodotti di risparmio ma per Siniscalco ciò che importa è favorire la durata dell'investimento, indipendentemente dalla strada (un piano pensionistico, un investimento in fondi o in una polizza) che un singolo risparmiatore decide di intraprendere. «Si può pensare ad imposte sostitutive sulle plusvalenze inversamente proporzionali alla durata dei piani di risparmio». Con l'imposta sul "maturato" non era possibile neppure immaginare un simile percorso perché la tassazione aveva una cadenza addirittura quotidiana. Ma ora, spostando l'onere fiscale al momento del disinvestimento, quell'onere può essere opportunamente graduato.

La via per un definitivo risanamento dell'industria nazionale del risparmio non passa soltanto per il fisco. «È necessario ridurre l'onere regolamentare quando non è strettamente necessario. Non sempre la regolamentazione più pesante è quella che protegge di più. No si tratta di deregolamentare – spiega – ma evitare i costi burocratici eccessivi che penalizzano l'industria e, di riflesso, anche i risparmiatori». Il problema – aggiunge Siniscalco – «è ben chiaro al nuovo presidente della Consob Giuseppe Vegas e la prossima settimana partirà il tavolo di confronto con gli intermediari, deciso all'ultima riunione della piazza finanziaria».

Un altro tema è quello dei canali di vendita e i dati di Assogestioni – sottolinea il presidente – mostrano ad esempio «la vitalità del canale rappresentato dai promotori finanziari». E, ovviamente, c'è il problema della qualità dei prodotti del risparmio gestito, la competitività delle «fabbriche» nazionali. «Definito un quadro armonizzato di regole, creato un terreno livellato di gioco, è il migliore che dovrà prevalere. La sfida con gli operatori esteri non può che essere sulla qualità, sulla profittabilità delle proposte d'investimento suggerite ai rispamiatori».
 

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