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I fondi contestano Parmalat per l’operazione Lactalis Usa

I fondi d’investimento vanno all’attacco di Parmalat. Rimati silenti per mesi, ora due soci di minoranza, i gestori Fidelity e Gamco, contestano la controversa acquisizione infra-gruppo, per 900 milioni di dollari, di Lag: un pesante «J’Accuse», sottoforma di due lettere distinte, una inviata a giugno e una luglio. E scoppia anche un mini-giallo perché da Parmalat ribattono di non aver ricevuto una sola lettera. Poco cambia la sostanza: i soci di minoranza lamentano una gestione che tutela solo alcuni soci, e in particolare solo l’azionista di maggioranza Lactalis (proprietario di Parmalat e Lag).
Da Londra, Gamco ha lamentato che «Dopo anni spesi a guardare Parmalat ricostruire meticolosamente la sua liquidità e la sua credibilità, siamo enormemente delusi di vederle entrambe sciupate in una operazione fatta nell’interesse di alcuni, ma non tutti, gli azionisti». Dello stesso tenore anche la missiva inviata, da Milano, da Alberto Chiandetti, gestore di Fidelity. Dopo la Consob, che già a luglio aveva acceso il classico faro sull’operazione Parmalat-Lag inviando anche una nota tecnica alla Procura di Parma, e le proteste dei sindacati, adesso tocca agli azionisti contestare la maxi-acquisizione che sarebbe il modo con cui Lactalis, vendendo un suo asset (cioè la Lag) a un sua stessa controllata (Parmalat) che paga tutto cash (usando buona parte degli 1,4 miliardi di liquidità), s’impadronisce della liquidità di Parmalat e si auto-finanzia.
Come rivelato dal Financial Times, i due investitori istituzionali hanno inviato due lettere al cda dal tono molto critico. Tutto nasce quando a Collecchio annunciano di voler comprare la società alimentare americana Lag, della stessa Lactalis. L’operazione risale a maggio e fin da subito ha scatenato un vespaio di polemiche perchè così scompare la cassa di Parmalat. Nonostante le tante critiche piovute, gli azionisti di minoranza non avevano preso posizione. Almeno apparentemente. Solo ora, infatti, si apprende dell’esistenza delle lettere: a Fidelity Parmalat non ha mai dato risposta scritta perché ad agosto c’è stato un incontro proprio con il fondo. Quanto a Gamco, nonostante gli stralci della missiva riportati dal quotidiano inglese, a Collecchio dicono di non aver mai ricevuto nulla.
Un tempo Parmalat era una public company e la liquidità (accumulata con le cause legali) di fatto una sorta di risarcimento per i truffati del crack di Calisto Tanzi. Ma qualsiasi manuale di finanza insegna che una società senza un’azionista forte, senza debiti e con tanta cassa è una classica preda da scalata a debito. Che Lactalis avrebbe prima o poi messo le mani sul «tesoretto» per ripagarsi dell’acquisizione, era nelle cose. Si capisce, però, anche il malcontento dei fondi, che vedono la liquidità non distribuita attraverso dividendi (e quindi a tutti) ma prendere la via di un solo azionista.

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