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I fondi a Tremonti: Eni venda la Snam

di Stefano Agnoli

MILANO— Quando due settimane fa il ceo dell’Eni, Paolo Scaroni, ha aperto alla possibilità di vendere la sua quota di Snam rete gas, gli investitori sono rimasti un po’ sorpresi. È vero che in passato, sulla questione, il capoazienda del Cane a sei zampe (in scadenza con la prossima assemblea di bilancio) si era sempre dichiarato «non dogmatico» . Ma a Londra aveva fatto un altro passo in avanti inaspettato, dichiarando che se all’Eni fossero arrivate offerte per un valore superiore al prezzo di mercato, e se l’acquirente risultasse gradito al governo (che ha una «golden share» ), «allora potremmo prenderle in considerazione» . Lo stupore di allora trova oggi un motivo che lo spiega. Non l’unico, ma neppure il meno rilevante: la lettera che l’ormai affezionato fondo Knight Vinke, proprietario dell’ 1%circa del Cane a sei zampe, ha inviato giusto un mese fa, il 25 febbraio (tredici giorni prima della «strategy presentation» dell’Eni) al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. E per conoscenza anche a Scaroni, al presidente della Cassa depositi Giovanni Gorno Tempini, al presidente dell’Autorità per l’energia Guido Bortoni e al commissario europeo per l’energia Günther Oettinger. La prima — secondo quanto preannunciato dall’amministratore delegato del fondo, Eric Knight— di una serie di comunicazioni in arrivo, con destinatario Tremonti, da parte altri fondi di investimento. Tutte, in definitiva, dello stesso tenore: Eni ceda Snam Rete Gas, che la zavorra con il suo indebitamento e la necessità di nuovi e rilevanti investimenti. Una decisione che andrebbe anche a vantaggio dell’azionista Tesoro, che potrebbe egualmente mettere in sicurezza i preziosi (e strategici) gasdotti Snam con una vendita a Cassa depositi, uno spinoff o, addirittura, la cessione a una società europea attiva nel trasporto del gas, dando così vita a una nuova rete paneuropea. All’origine della nuova mossa del fondo, per la verità, c’è la decisione del governo italiano di scegliere la separazione funzionale dei gasdotti Eni come risposta agli obblighi imposti dalla terza direttiva Ue sul mercato del gas. La scelta più «leggera» tra le tre disponibili (la più radicale è la separazione proprietaria), che viene messa in discussione da Knight Vinke. Se l’adeguamento alla terza direttiva «consentisse all’Eni di deconsolidare Snam— scrive il fondo a Tremonti— la soluzione avrebbe il merito di ridurre il peso del debito consolidato dell’Eni e assicurerebbe che i piani di investimento di Snam non abbiano conseguenze sulla struttura di capitale dell’Eni. Tuttavia, in questo modo, si porrebbe la domanda di perché l’Eni debba immobilizzare 7,5 miliardi di euro mantenendo una partecipazione passiva su una società sulla quale non ha alcuna influenza» . Tremonti, al momento, non ha risposto alla richiesta di un incontro. Solo Scaroni ha accolto, in qualche misura, le istanze dei fondi. Che insistono ormai da un anno e mezzo.

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