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“I figli abbandonati potranno conoscere le madri segrete” Primo sì alla legge

Una grande “V”, che vuol dire vittoria. Compare, bella e colorata, sulle tante pagine Facebook dei membri del “Comitato per il diritto alle origini biologiche”, che dopo anni di battaglie hanno portato a casa il primo sì alla legge che rivede le regole del parto anonimo. E riconosce, finalmente, i loro diritti di figli di “madri segrete”. Un lunghissimo iter, costellato di spaccature laceranti tra i partiti e dentro i partiti, e in particolare all’interno del Pd. Due opposte scuole di pensiero, tra chi ritiene ancora che la scelta della madre debba considerarsi irrevocabile, e chi invece comprende l’ineludibile desiderio di un figlio di capire da chi proviene. La legge italiana prevede infatti che una donna possa far nascere in ospedale un figlio, decidendo però di non riconoscerlo e di farlo crescere in una famiglia adottiva. Fino ad oggi ai bambini così venuti al mondo era del tutto preclusa qualunque informazione sulle loro origini, a meno che non avessero compiuto 99 anni… Quindi, praticamente, mai. Una differenza radicale rispetto ai bambini sempre abbandonati ma riconosciuti dalle madri, i quali, invece, compiuti i 25 anni, possono conoscere il nome e l’identità di chi li ha messi al mondo.
Ieri la Camera ha quindi riformato le regole del parto anonimo, una pratica antica, ma normata soltanto nel 1975, poi rivista nel 2000, e che oggi riguarda circa 400 casi di “parti segreti” l’anno, 90mila dal 1950. D’ora in poi i figli non riconosciuti, raggiunta la maggiore età, potranno “ interpellare” tramite il tribunale la madre, chiedendole se vuole revocare l’anonimato e dunque incontrarli. La donna può naturalmente rispondere di sì o di no. In caso di risposta negativa, dice la legge, la donna non dovrà più essere contattata, e la sua identità resterà segreta. Una scelta di anonimato che però, con le nuove regole, dovrà ribadire a 18 anni dalla nascita del figlio. Ma, a differenza di quanto avviene oggi, la madre stessa può chiedere di rimuovere la segretezza sul suo nome, fornendo indicazioni sul luogo e data del parto.
Una legge frutto di mediazione, che prevede appunto il cosiddetto “interpello”, come chiedevano i comitati, ma che tutela fortemente la madre anonima. I figli infatti potranno soltanto una volta chiedere al tribunale di rintracciare la genitrice, la quale pur respingendo l’incontro dovrà però fornire i suoi dati sanitari. (Le regole valgono anche per i padri segreti, ma questi spesso si perdono nelle nebbie del passato…). Tra le norme più contestate quella che riguarda l’accesso ai dati della madre post- mortem. I figli non riconosciuti potranno, infatti, chiedere ai tribunali di risalire all’identità delle madri anche se queste sono decedute. Un punto passato soltanto con uno scarto di 26 voti. Adesso il testo, una delicata architettura che bilancia sia il diritto delle madri, sia quello dei figli, dovrà passare al vaglio del Senato. Dove però la battaglia potrebbe ricominciare. Non sono pochi coloro che temono infatti la caduta dell’anonimato assoluto. Un segreto non più segreto che potrebbe spingere le donne non più a partorire in ospedale, ma ad abortire, o abbandonare i loro neonati in un cassonetto.
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