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I dubbi di Palazzo Chigi sulla proroga del blocco I settori che rischiano

Avversari sui social media ma alleati per una proroga al blocco dei licenziamenti, il Partito democratico e la Lega hanno un nuovo ostacolo da rimuovere insieme: Palazzo Chigi e i dubbi che serpeggiano negli uffici del presidente del Consiglio Mario Draghi sulla saggezza del prolungare una misura che rischia di portare più danni che benefici alla creazione di posti di lavoro.

Come Giancarlo Giorgetti, ministro leghista dello Sviluppo economico, anche il ministro Pd Andrea Orlando è orientato a mantenere oltre giugno il blocco dei licenziamenti, già in vigore da 15 mesi, almeno per i settori nei quali le imprese si stanno lamentando di più. Giorgetti ha citato la moda, il tessile, l’abbigliamento e il calzaturiero. Orlando ha sentito nei giorni scorsi vari imprenditori di quel settore e lo ha colpito l’intenzione di molti di procedere a un salto di generazione: immettere giovani in azienda, magari sostituendo lavoratori più anziani. Non sono piani sorprendenti, del resto. Nell’ultima indagine interna di Confindustria Moda l’accelerazione su canali e strumenti digitali risulta di gran lunga la risposta preferita delle imprese alla pandemia. Per stare in piedi e magari salvare così il posto anche ai veterani che restano in azienda, molte hanno bisogno di nativi digitali al posto di alcuni anziani che uscirebbero. Le change delle imprese di sopravvivere e prosperare dipende anche dalla possibilità di riavviare un normale ciclo di investimenti. A maggior ragione ora che parte la ripresa, l’economia italiana sta crescendo del 5% circa per il 2021, il 63% delle aziende del settore moda-abbigliamento prevede un ritorno alla normalità pre-Covid al più tardi dal 2022 e il 69% vede livelli occupazionali stabili o in crescita a fine giugno (sempre secondo l’indagine interna di Confindustria Moda).

I comparti

Moda, tessile, calzature abbigliamento i comparti a rischio

È questo insieme di ragioni che rende il premier Mario Draghi freddo all’idea di assecondare le pressioni di Lega e Pd, ai quali si uniscono il Movimento 5 Stelle e i sindacati. I nemici di ieri oggi tutti uniti nella causa di una proroga almeno selettiva della sospensione dei meccanismi di una normale economia di mercato. Per ora la resistenza di Palazzo Chigi a prorogare il blocco dei licenziamenti per le imprese medio-grandi oltre giugno resta, a maggior ragione perché per loro ci sarà la possibilità di mettere in cassa integrazione gratuita fino a fine anno gli addetti in eccesso. Draghi sembra orientato a ripensarci solo sul settore tessile e se tutti i partiti di maggioranza lo chiedessero.

Questa vicenda del resto corre su due binari diversi. C’è la corsa fra politici a dire qualcosa che suoni rassicurante anche se poi sono i giovani, precari e disoccupati, a farne le spese. E c’è la realtà, che in teoria dovrebbe esser il cuore della questione. Quanto a questa ogni previsione è difficile, ma una nota dell’Ufficio parlamentare di bilancio (l’Upb) cerca di dare un quadro sulla base dei dati disponibili. L’Upb nota che le imprese hanno smesso da mesi di operare tagli netti di posti e anzi si stanno muovendo in senso contrario, segno che nel complesso si stanno stabilizzando. L’Upb prevede poi che la fine del blocco per le imprese medio-grandi — caso unico in Europa — possa portare «licenziamenti per circa 70 mila unità, plausibilmente scaglionati». Per tutti serve una piena tutela di welfare. Ma non sembrano essere oltre mezzo milione, come si era scritto. Certo per garantire il posto in imprese che hanno realmente un futuro, ma risentono della pandemia, andrebbero individuate quelle imprese. Incrociate, le banche dati di Inps, Agenzia delle Entrate e Istat permetterebbero di farlo. Ma né Pd, né Lega, né M5S lo hanno proposto.

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