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I doppioni della conciliazione

L’ennesima confusione tra negoziazione e mediazione/conciliazione. Questo uno dei dati emergenti dalla bozza di decreto legge sulla giustizia civile varato dal Consiglio dei ministri del 29 agosto.

La struttura generale. Introdurre, come fa il decreto legge Orlando, istituti, peraltro già presenti nel nostro ordinamento, quali l’arbitrato, i vari disincentivi alla litigiosità, la riduzione delle ferie, la negoziazione assistita, e i tribunali per le imprese significa adottare palliativi per evitare di fare necessitate riforme di struttura. Parimenti (con riferimento ai ddl sul penali, varati insieme al dl), la lentezza in ambito penale altro non è che il risultato di un eccesso di garantismo nella ricerca di evitare le sentenze con la prescrizione che le norme, spesso fatte ad hoc, favoriscono invece di allungare per favorire il patteggiamento. La prescrizione resta irrisoria nonostante gli inviti dell’Europa a cambiarla; la regolamentazione delle intercettazioni è pensata per non scontentare nessuno. E si accompagna a una maggiore responsabilità indiretta dei giudici che sbagliano con rivalsa sugli stipendi, al falso in bilancio a querela di parte e al consueto annuncio di voler diminuire i tempi dei processi per legge.

Mediazione e negoziazione. Entrando nell’ambito della conciliazione, il primo timore, a leggere il testo della riforma, è la malcelata ennesima confusione tra negoziazione e mediazione/conciliazione nella penna del legislatore.

Al capo I del decreto legge sulla giustizia civile troviamo i casi di trasferimento alla sede arbitrale dei procedimenti pendenti innanzi all’autorità giudiziaria. Detti arbitri, come avverrà nel capo II, sono designati, in base ai criteri codicistici di competenza, tra gli avvocati iscritti all’albo.

Nello specifico del capo II, che tratta della procedura di negoziazione assistita da un avvocato, sarà questi ad assumere la veste di conciliatore. Laddove la procedura cogestita dagli avvocati delle parti è indirizzata al raggiungimento di un accordo conciliativo che, da un lato, eviti il giudizio e che, dall’altro, consenta la rapida formazione di un titolo esecutivo stragiudiziale e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale, si nota l’ormai noto snaturamento dell’istituto della mediazione. Tale istituto, come noto, si distingue infatti per una partecipazione e un coinvolgimento diretto delle parti coinvolte nel contenzioso che possono, per questo, liberamente optare se farsi assistere o meno da un legale. Questo nella ratio recondita dell’istituto. Le dinamiche che portarono lo snaturamento del cosiddetto «decreto Alfano» (che prevedeva la partecipazione delle parti che avrebbero potuto optare per la presenza di un difensore) sono note, ma ciò non toglie che questo istituto, così come identificato dalla norma in esame, non possa, a livello di rigore giuridico, essere definito una mediazione ma, tutt’al più, una negoziazione assistita. Tale procedura è prevista come condizione di procedibilità per le controversie disciplinate dal Codice del consumo e per quelle in materia di risarcimento del danno derivante da circolazione di veicoli e natanti e per le domande di pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti 50 mila euro, fuori dei casi in cui è obbligatoria la mediazione.

Negoziazione e mediazione familiare. Il testo parla espressamente di «Negoziazione» ritenendola possibile per separazioni e divorzi (capo III). È esclusa però in presenza di figli minori o maggiorenni portatori di handicap grave. L’accordo raggiunto a seguito di negoziazione assistita da avvocati, sottoscritto dalle parti e dagli stessi avvocati, nonché certificato, quanto all’autografia delle firme e alla conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico è equiparato ai provvedimenti giudiziali che definiscono i procedimenti di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio, di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio. Una norma che pare unire (per non dire confondere) l’istituto della negoziazione assistita con quello, qui più opportunamente applicabile, della mediazione familiare di cui, invece, non si rinviene traccia.

Chi ci guadagna. Questa riforma lascia i principi enunciati, giusti e condivisibili a livello generale, a future leggi delega che ne risolvano gli accennati problemi d’incerta soluzione, rimedi che dovranno essere approvati in parlamento, cercando di far convergere forze politiche che, troppo spesso, rappresentano interessi di gruppi o di persone in spregio a quello generale. Il vero asso pigliatutto è quello rappresentato dall’albo degli avvocati che, come noto, in largo esubero rispetto alla popolazione del nostro paese se paragonati a qualsiasi altro paese di civil law, trarranno certo vantaggio dalla larga previsione di possibili incarichi contenuti nel dl.

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