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I dati Pmi spingono le Borse

Torna il sorriso sui listini europei. Dati macroeconomici migliori del previsto ridanno slancio alle azioni che chiudono coralmente in rialzo (l’indice Eurostoxx 50 è salito dello 0,84%) L’indice Pmi che misura le aspettative dei direttori degli acquisti delle aziende dei servizi e dell’industria a luglio è cresciuto a 54 punti da 52,8 di giugno. Scatto anche in Cina dove a luglio il Pmi manifatturiero si è portato sui massimi di 18 mesi confermandosi, per il secondo mese consecutivo, al di sopra dei 50 punti che separa un’espansione da una contrazione dell’attività economica.
In Europa è arrivato qualche segnale di risveglio dalla Germania: l’indice Pmi tedesco è infatti cresciuto a luglio a 55,9 punti (massimi degli ultimi 3 anni) dai 54 di giugno: si tratta di un dato superiore alle attese, che proietterebbe secondo Chris Williamson di Markit (la società che elabora l’indicatore), l’economia locale verso un rialzo dello 0,8% nel terzo trimestre dell’anno. In recupero anche la Francia (49,4 da 48,1), che resta però sotto 50. Allo stesso tempo non è il caso di fare improvvisi salti di gioia perché al ritmo attuale risulta difficile contrastare la disoccupazione europea (che conta oltre 25 milioni di individui). «Nonostante la forte ripresa, i dati dell’indagine suggeriscono che il Pil della regione sta crescendo a un moderato tasso trimestrale di circa 0,4% – ha aggiunto Williamson -. Questa crescita non è abbastanza veloce da fornire stimoli alle imprese per assumere un livello di personale elevato che possa avere un significativo impatto sulla disoccupazione». Non a caso i dati non hanno dato una scossa all’euro, che si è solo leggermente apprezzato sul dollaro ma resta sotto quota 1,35. E poi ci sono le stime dell’Fmi che ha rivisto al ribasso la crescita globale. Dati in chiaroscuro anche negli Usa: le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono scese ai minimi dal 2006, a 284 mila unità. Ma le vendite di nuove abitazioni a giugno sono scese dell’8,1% rispetto al mese precedente. A Wall Street i conti trimestrali premiano Facebook (ricavi a +61%) che ha aggiornato sul Nyse il massimo storico sfiorando i 200 miliardi di capitalizzazione.
Quanto all’Italia, l’Istat ha rilevato un calo delle vendite al dettaglio a maggio pari allo 0,7% rispetto al mese precedente e dello 0,5% annuo. Delude anche la fiducia dei consumatori, che a luglio è scesa a 104,6 punti da 105,6. Nonostante questo Piazza Affari ha messo il turbo staccando nettamente tutti gli altri listini e chiudendo con la maglia rosa (Ftse Mib a +2,04%) spinta dai titoli bancari. A partire da Mps (+6,52%), Bper (+6,21%) e Bpm (+6,02%). In netto rialzo anche UniCredit e Intesa Sanpaolo favorite da un report di Morgan Stanley secondo cui le nuove aste Tltro (Targeted long term refinancing operations) della Bce «dovrebbero aiutare soprattutto le banche italiane e greche a ridurre i costi di finanziamento» indicando nei due istituti italiani e nella ellenica Alpha i principali beneficiari.
Meglio ancora ha fatto Mediaset (+6,9%) trainata dai risultati della controllata Mediaset Espana che è salita di quasi l’8% a Madrid. Azimut ha guadagnato addirittura l’8% dopo i conti semestrali. E poi c’è Fiat (+2%) che ha accelerato dopo le voci su colloqui preliminari con la francese Peugeot (secondo quanto riporta il Financial Times). Le due società hanno però smentito.
Sul mercato obbligazionario il Tesoro ha annunciato un’asta di BoT a 6 mesi da 7 miliardi (rispetto a 8,14 in scadenza) per il 29 luglio. Sul secondario il rendimento del BTp è rimasto stabile a 2,73% ma è risalito quello del Bund (1,18%) facendo così scivolare lo spread a 155 punti.

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