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I creditori ad Atene: denaro se fate le riforme

Proposte e contro-proposte per trovare una soluzione alla crisi greca. E un accordo da cui partire ieri è stato raggiunto almeno tra Commissione Ue, Banca centrale europea e Fmi — i creditori internazionali — sulla proposta che dovrebbe essere presentata oggi ad Atene: «Denaro in cambio di riforme». Risposta alle 47 pagine inviate ieri mattina dalla Grecia al Brussels Group, in cui apriva su pensioni e Iva. 
Una fonte ufficiale — riferisce Reuters — ha fatto sapere che in serata la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande avrebbero presentato il piano al premier greco Alexis Tsipras per telefono per avere la garanzia di una sua accettazione. Sono ore di trattative intense, a livello politico e a livello tecnico, per sbloccare l’ultima tranche di aiuti pari a 7,2 miliardi di euro, su cui i creditori internazionali stanno trattando da quando quattro mesi fa Alexis Tsipras e il suo partito di estrema sinistra hanno vinto le elezioni ad Atene. Una corsa contro il tempo: venerdì la Grecia dovrà rimborsare 300 milioni al Fondo monetario internazionale, la prima di una serie di rate che a giugno comporteranno in totale un esborso di 1,6 miliardi di euro, cifra che pare non ci sia nelle casse elleniche. Intanto ieri la Bce ha alzato da 80,2 a 80,7 miliardi l’ammontare del fondo di emergenza per le banche greche (Ela).
Nel corso della giornata si sono rincorse le voci di una soluzione vicina. «C’è chiaramente la volontà di ottenere un accordo politico questa settimana», riferiva l’ Afp , citando una fonte europea. Ma al mattino il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, spiegava in un’intervista a radio France Inter , che sul negoziato con la Grecia «sono stati fatti dei progressi seri, ma resta da fare per arrivare a un buon accordo», anche se «stiamo cominciando a lavorare in profondità sulle pensioni. Il governo greco ha fatto alcune prime proposte, e vengono ora considerati i pro e i contro». E nel pomeriggio il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, aveva raffreddato gli entusiasmi: intervistato dalla tv olandese Rtl , ha confermato che «si sono registrati dei progressi, ma sono insufficienti. Siamo ancora lontani dall’accordo», ha detto spiegando che «anche se le istituzioni in Grecia raggiungessero un’intesa questa settimana, questa dovrebbe passare per una riunione dell’Eurogruppo. Quindi anche teoricamente un accordo entro questa settimana non è possibile». Un riferimento non banale quello all’Eurogruppo, visto che Dijsselbloem è il grande escluso del minivertice a 5 di Berlino, a cui hanno partecipato la cancelliera Angela Merkel che faceva gli onori di casa, il presidente francese François Hollande, il numero uno della Bce Mario Draghi, il direttore del Fmi Christine Lagarde e il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. La riunione notturna da cui è uscito l’accordo politico finalizzato ieri.
Il tam tam sulle proposte era cominciato ieri mattina. A partire da quella di Tsipras: obiettivo di un surplus primario per il 2015 dello 0,8% e dell’1,5% per il 2016 (inferiore alle richieste dell’ex troika), ipotesi di tre aliquote per l’Iva (al 6%, 11% e 23%), più la disponibilità a intervenire sulle pensioni. «Proposte realistiche» per il premier greco che rimandava la palla della decisione «alla leadership politica dell’Europa». Ma non soddisfacenti per Dijsselbloem: «Non è giusto pensare che ci possiamo incontrare a metà strada». Anche i tecnici del Brussels Group avevano preparato un documento con una serie di proposte. Tutti contenuti ufficiosi. «Le autorità greche e le istituzioni si stanno scambiando molti documenti. Questo scambio di documenti è già un buon segno». È l’unica dichiarazione ufficiale della Commissione Ue per bocca della portavoce per le questioni economiche, Annika Breidthardt.
Poi in serata la notizia ufficiosa dell’accordo politico tra i creditori che «copre tutte le aree politiche chiave — riferisce Reuters , citando una fonte Ue — e riflette le discussioni delle ultime settimane». Ma che impone a Tsipras di accettare tagli alle pensioni e alle tutele del mercato del lavoro per evitare il default e l’uscita dall’euro. Il vertice a 5 di Berlino avrebbe valutato l’ipotesi di un finanziamento-ponte sostenuto non da Fmi e Bce ma dalla Ue attraverso il fondo salva-Stati. L’opzione però di usare parte del fondo per la ricapitalizzazione delle banche elleniche da 10,9 miliardi depositati nell’Efsf — osservava ieri Bloomberg — presenterebbe alcuni punti critici, tra cui la necessità di un passaggio in Parlamento per alcuni Stati, come Germania e Olanda, per cambiarne l’uso.

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