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I crediti della p.a. li tutelo così

Decreto ingiuntivo o certificazione: la strada per ottenere dalle pubbliche amministrazioni i propri pagamenti non passa solo dal decreto sblocca debiti. Sebbene l’attesa sia concentrata soprattutto sui pagamenti che verranno liberati dal dl 35/2013 al termine del suo (faticoso) percorso attuativo, è bene ricordare che ci sono altri strumenti di tutela a disposizione dei creditori. A partire dalla richiesta di un decreto ingiuntivo nei confronti della p.a. inadempiente. Per procedere, è sufficiente che il credito, oltre che certo, liquido ed esigibile, sia fondato su una prova scritta. In caso di mancata opposizione da parte del debitore (che di norma può essere proposta entro il termine di 40 giorni, ovvero in quello minore o maggiore fissato dal giudice), il decreto ingiuntivo diviene titolo per l’esecuzione. A questo punto l’impresa può procedere alla riscossione mediante ufficiale giudiziario, ovvero ottenere dal giudice amministrativo la nomina di un commissario ad acta per aggredire le giacenze di tesoreria.

La scelta di adire le vie legali non risulta in contrasto con i rimedi previsti dal dl 35. Infatti, le amministrazioni debitrici possono comunque pagare i crediti che sono già giunti alla fase esecutiva avvalendosi delle deroghe sul Patto (se si tratta di enti locali) o delle iniezioni di liquidità da esso previste.

In tal modo, tra l’altro, è anche possibile recuperare, oltre al valore nominale del credito, gli interessi e la rivalutazione monetaria, oltre alle spese sostenute per il recupero.

Tale possibilità, se pure non preclusa, risulta invece assai più incerta per coloro che, al contrario, decideranno di giocare d’attesa confidando nel pagamento. Il rischio di non vedersi rifondere gli accessori è alto specialmente per i creditori degli enti locali. Nei confronti di questi ultimi, infatti, l’allentamento del Patto riguarda i soli pagamenti relativi a debiti di parte capitale, mentre spese e interessi sono di natura corrente. È vero che i pagamenti di queste ultime non incidono sul Patto, ma gli impegni sì e quindi i problemi che hanno causato il ritardo sono destinati a riproporsi. Le province e i comuni che hanno fatto richiesta entro il 30 aprile, peraltro, riceveranno anche anticipazioni di liquidità da parte della Cassa depositi e prestiti che potranno essere destinate anche a spese correnti. Ma l’importo disponibile è inferiore a quello dei bonus sul Patto e quindi difficilmente offrirà ulteriori margini. Discorso analogo vale per le regioni, gli enti sanitari e lo stato, anche se in tali casi il dl 35 non si limita alle sole spese di investimento.

La strada del contenzioso non è impedita neppure dall’art. 35, comma 3-bis, del dl 1/2012. Tale disposizione autorizza le p.a. a comporre bonariamente con i propri creditori le rispettive ragioni di credito e debito, oltre che attraverso gli istituti della compensazione, della cessione di crediti in pagamento, anche mediante specifiche transazioni condizionate alla rinuncia a interessi e rivalutazione monetaria. Ma si tratta, appunto, di una facoltà per il soggetto pubblico, le cui scelte non possono ovviamente vincolare i creditori.

Nessun ostacolo anche dall’art. 6, comma 5, del dl 35. Invero, tale disposizione prevede che non sono ammessi atti di sequestro o di pignoramento sulle somme destinate ai pagamenti dei debiti incagliati. Essa, tuttavia, non limita i creditori delle p.a., ma i loro eventuali creditori, che non possono agire sulle predette somme per soddisfare le proprie ragioni.

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