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I costi bancari affossano le pmi

di Marcello Pollio  

Estratti conto poco chiari, costi aggiuntivi, addebiti anomali, e calcoli da controllare. È in questa «giungla» che si muovono le piccole e medie imprese. Sempre più nane dinanzi alle banche e con la paura di perdere il credito. Le pmi, si sa, non si trovano nella condizione di avere forza adeguata per contrattare i costi del denaro e ottenere condizioni vantaggiose, soprattutto quando il mercato del denaro è illiquido e, dunque, sono costrette a digerire ogni richiesta e onere dell'istituto finanziatore. ItaliaOggi Sette ha condotto un'indagine per verificare la condotta delle banche sui conti correnti delle micro e piccole imprese: è emerso che, dopo la sostituzione della commissione di massimo scoperto (avvenuta a gennaio 2009) con la commissione di utilizzo o commissione di affidamento, i costi per le imprese sono aumentati significativamente con notevoli difficoltà a comprendere esattamente gli estratti conto scalari trimestrali, ove vengono sintetizzati gli oneri e le spese addebitati alla clientela.

A due anni dall'introduzione dell'art. 2-bis della legge n. 2 del 28 gennaio 2009, con cui è stata stabilita la nullità delle clausole contrattuali aventi a oggetto la commissione di massimo scoperto (cms), non pare essersi semplificata l'applicazione di spese e oneri trimestrali sulle aperture di credito in conto corrente. E anzi, facendo leva sulle istruzioni di Bankitalia, gli istituti di credito cercano di forzare la legge 108/96 in tema di usura per praticare condizioni al limite o a volte anche oltre il limite imposto dalla legge. È vero che per un verso sono state eliminate le cms applicate per periodi di sconfinamento inferiori ai trenta giorni, alleggerendo quella clientela non affidata o che presentava scoperti tecnici solo temporanei, però per altro verso sono stati inseriti oneri e indennità con denominazione differente, la cui ratio è sempre quella di aumentare il costo del denaro, che si va a sovraccaricare proprio su quelle micro e piccole imprese che si approvvigionano della liquidità a breve termine con la forma tecnica più diffusa dello scoperto di conto corrente. Il costo del denaro, così, risulta generalmente aumentato per le imprese sino al 30-40%, ma l'effetto è stato in parte calmierato dalla significativa riduzione dei tassi di questi ultimi anni. Situazione che è destinata a peggiorare, in vista dei futuri aumenti dei tassi di interesse. A fine 2013 e sino al 2016 l'Euribor si prevede in salita al 3% per arrivare sino a quasi il 4%. Sino a oggi le imprese, soprattutto piccole, non hanno prestato attenzione ai rapporti bancari e agli oneri addebitati in conto corrente, ma il peso degli interessi e delle commissioni, aggravati dalla sempre maggiore scarsità di circolazione di denaro, che impone alle imprese di ricorrere maggiormente al finanziamento, porterà un significativo aumento del contenzioso bancario. Uno degli aspetti più rilevanti, sul punto, è la verifica della correttezza e legittimità di addebito di oneri, valute, interessi e spese anche in relazione alla legge anti-usura, che le banche interpretano secondo le istruzioni di Banca d'Italia e le imprese invece pretendono sia applicata secondo la legge (si veda altro servizio a pagina 5). Il caso eclatante è rappresentato dalla così detta commissione di sconfino, applicata come inadempimento di obbligo della clientela di rimanere dentro ai limiti del fido. La commissione di sconfino, che di fatto elude il divieto imposto dall'art. 2-bis della legge 2/2009, incide sia per le imprese sia per i privati, con un costo che talvolta è pari a una penale di 20 euro al giorno con un massimo di 500 euro al trimestre per le imprese e 3 euro al giorno con un massimo di 200 euro al trimestre per i privati.

Un balzello che secondo le istruzioni di Bankitalia non va incluso nella determinazione dei tassi soglia usurari, in quanto sarebbero esclusi secondo gli organi di vigilanza, ai fini della rilevazione dei tassi usurari, gli interessi di mora e gli oneri assimilabili contrattualmente previsti per il caso di inadempimento di un obbligo. Ma tale assunto è in palese contrasto con la legge 108/96 che richiede di includere ogni onere e commissione, escludendo solo le imposte e tasse. Alle imprese, dunque, non resta che non fidarsi mai abbastanza e controllare sempre con attenzione gli estratti conto. E non solo: occorre fare attenzione al contratto, alle comunicazioni periodiche e, infine, anche ricorrere sovente a un esperto che interpreti le laconiche e magari non trasparenti informazioni periodiche inviate dalla propria banca. Non tutti gli istituti fortunatamente si comportano male (si veda articolo a pagina 5), ci sono anche quelli virtuosi che in modo sufficientemente esaustivo rendono la comprensione delle spese e degli oneri abbastanza intellegibile, anche se rivolgendosi a un impiegato di banca spesso quest'ultimo non è in grado di dare una risposta su due piedi.
 

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