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I correttivi per i professionisti non «pesano» la zona di attività

di Gian Paolo Ranocchi e Giovanni Valcarenghi

Correttivi anticrisi meno generosi per i professionisti interessati dai 12 studi di settore con modello a prestazioni in Unico 2011. Anche perché il meccanismo in vigore da quest'anno non fa differenze né territoriali (e quindi non tiene conto dell'impatto diverso della congiuntura) né dimensionali. È la conclusione che si ricava dall'esame della nota metodologica allegata al decreto del 7 giugno scorso che ha approvato la revisione congiunturale degli studi di settore per il 2010 e dalle elaborazioni della versione ufficiale del software Gerico.

Tra i 206 studi di settore applicabili in Unico 2011, sono 24 che riguardano il lavoro autonomo. Di questi, la metà operano con il sistema del monitoraggio del numero degli incarichi (il «modello a prestazioni»). In pratica le variabili rilevanti utilizzate dal sistema nella determinazione del compenso atteso, sono quelle che derivano dal numero degli incarichi e dalla tipologia delle prestazioni effettuate dal professionista. Per questi studi possono trovare applicazione in Unico 2011 due fattori di correzione: il nuovo correttivo congiunturale di settore e il correttivo che stima il ritardo negli incassi delle prestazioni. È stato, invece, soppresso il correttivo individuale che lo scorso anno monitorava il calo dei compensi rispetto alle annualità precedenti.

Il nuovo correttivo congiunturale di settore tiene conto della probabile riduzione della tariffa nell'applicazione degli importi previsti “a pratica”, applicando una funzione di regressione sulla totalità dei compensi. L'effetto crisi porta spesso a fornire prestazioni con sconto rispetto alla tariffa professionale prevista. Il correttivo punta, quindi, a misurarne l'effetto. Nella tabella a lato, si vede come su 100mila euro di compensi l'abbattimento vada da un minimo di mille euro a un massimo di 3mila euro (a seconda del coefficiente applicato a ciascuna attività).

Il fattore di correzione in questione è fisso per ciascuno studio di settore e quindi svincolato dalle caratteristiche del soggetto interessato dal calcolo (cluster di appartenenza). È del tutto ininfluente che il professionista operi al sud o al nord, che lo studio professionale sia grande o piccolo, che vi sia o meno una forte specializzazione. Tuttavia gli studi di settore in questione sono strutturati per modulare la tariffa media utilizzata per la stima dei compensi congrui, in funzione della struttura del soggetto (cluster) e della provincia di appartenenza. Ciò non toglie che un fattore di correzione fisso per l'intera popolazione interessata dall'applicazione dello specifico studio di settore ben difficilmente riuscirà a cogliere le peculiarità dell'effetto crisi connessa alla necessità del singolo di ridurre il valore delle pratiche nella fatturazione.

Il nuovo correttivo di settore previsto per i 12 studi in questione ha anche la funzione di sostituire il correttivo individuale che, lo scorso anno, ponderava il calo dei compensi del professionista rispetto alle annualità precedenti. La scelta, quindi, è stata quella di sostituire un sistema tarato sull'andamento specifico del soggetto, con una funzione generale valida per tutti coloro che applicano lo studio.

L'altro correttivo – sempre per gli stessi 12 studi – considera il ritardo negli incassi delle parcelle: uno degli aspetti che, in periodo di crisi, potrebbe giustificare la non congruità dei professionisti alla luce del fatto che applicano il criterio di cassa. Il sistema assegna un fattore di correzione in base alle percentuali di incarichi con saldo o acconto nell'anno. Questo correttivo, già operativo lo scorso anno, non è stato oggetto di alcun adattamento per cui il software, a parità di dati, elabora un risultato esattamente uguale a quello stimato nel 2009. Un adeguamento, forse, sarebbe stato opportuno anche alla luce del fatto che la Commissione degli esperti, nel validare gli studi di settore applicabili in Unico 2011, ha raccomandato attenzione nella necessità di «cogliere il fenomeno dei ritardati o mancati pagamenti da parte dei clienti, più accentuato in periodo di crisi».

 

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