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I conviventi nel redditometro

Ai fini dell’accertamento sintetico e redditometrico la capacità di spesa del contribuente deve tener conto dei redditi di altri soggetti conviventi anche se non appartenenti al medesimo nucleo famigliare. A precisarlo è la Ctp di Reggio Emilia, con la sentenza 203/03/13 depositata il 15 novembre 2013. La pronuncia, al pari delle varie sentenza di merito e di legittimità intervenute nell’ultimo periodo, fornisce un ulteriore spunto difensivo per i contribuenti impegnati nella difesa da accertamenti sintetici/redditometrici.
Spesso il contribuente è chiamato a provare la legittima disponibilità di somme utilizzate per determinate spese: in questo contesto può tornare utile rilevare che quanto sostenuto a proprio favore abbia già superato il vaglio di un giudice. Così sulla natura di presunzione semplice dello strumento, dopo l’interpretazione della Cassazione (sentenza 23554/2012), sono intervenuti anche i giudici di merito (Ctp Treviso, 122/05/2013) che hanno confermato la natura di presunzione semplice ai vecchi coefficienti.
A questo proposito appare poi interessante l’interpretazione della Ctr Milano, sezione Brescia, 209/63/13, secondo cui, stante la natura di presunzione semplice dello strumento, l’amministrazione deve supportare con ulteriori elementi la determinazione induttiva, non essendo sufficiente il “mero rinvio” al calcolo statistico. Vi è poi la necessità di dimostrare la legittima disponibilità di somme per il mantenimento di determinati beni/servizi. In proposito, per la Ctr di Trieste (1/11/13), le spese di mantenimento determinate con i coefficienti del 1992 possono essere quantificate diversamente, quando dal conto corrente del contribuente si evince una prova “contraria” proprio con riferimento a queste spese (utenze, acquisti di prima necessità: alimentari, scarpe, vestiario, eccetera).
Con la citata pronuncia i giudici hanno poi evidenziato che gli aiuti di un familiare non possono avere prova documentale perché è di comune esperienza che questi intervengano in caso di bisogno e proprio per lo stretto rapporto sarebbe inverosimile credere o pretendere prova scritta.
In questo contesto, va tenuto presente che, anche di recente, la Corte di cassazione (sentenza 7707/2013) ha ribadito che nel processo tributario è possibile introdurre dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale. Queste hanno il valore probatorio proprio degli elementi indiziari, i quali possono concorrere a formare il convincimento del giudice. Ne consegue che, come l’amministrazione utilizza legittimamente le dichiarazioni di terzi soggetti sotto le più svariate forme (risposte a questionario, dichiarazioni in verbali, eccetera), anche il contribuente può acquisire a proprio favore dichiarazioni di terzi per supportare la propria difesa.
Sempre in tema di elementi idonei per dimostrare la legittima disponibilità di somme per l’acquisto di determinati beni, si segnala la pronuncia della Ctp Torino (90/1/12), per la quale il contribuente può far riferimento all’esistenza di fidi bancari, soprattutto nel caso di ditte individuali, dove è fisiologica la commistione tra impresa e sfera personale.
In tema di investimenti, invece, è prassi che l’amministrazione chieda il riscontro che il denaro proveniente dai disinvestimenti sia esattamente quello utilizzato per gli acquisti “contestati”. Al riguardo, la Ctr Trieste (50/10/13) ha ritenuto tale richiesta del tutto inverosimile essendo sufficiente che il contribuente dimostri la fonte di provenienza della disponibilità.
Quanto poi all’intreccio con il nuovo redditometro, la Ctp Bergamo (sentenza 115/2013) ha chiarito che gli investimenti dal 2009 in avanti non possono essere imputati per quinti negli anni precedenti, in considerazione della modifica normativa intervenuta con il Dl 78/2010.
Ancora aperta, poi, la questione legata allo scudo fiscale. La Ctr Trieste (76/01/12), la Ctp Rimini (237/2/11) e la Ctp Milano (96/40/13) hanno confermato che l’adesione sana tutti i maggiori imponibili contestati dall’amministrazione a prescindere dal tipo di accertamento praticato, con la conseguenza che anche le violazioni da redditometro non possono essere contestate al contribuente che ha aderito al rimpatrio o alla regolarizzazione delle disponibilità.

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