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I contumaci da risarcire

Lievitano i rimborsi dovuti dallo stato in caso di processo lumaca. Infatti, l’indennizzo per l’equa riparazione compete anche alla parte contumace o per il periodo nella quale non si è costituita. Lo hanno stabilito le sezioni unite civili che, con la sentenza n. 585 del 14 gennaio 2014, hanno accolto il ricorso di un cittadino che chiedeva l’indennizzo anche per il periodo in cui era stato contumace, nell’ambito di una causa per successione durata trent’anni.

Il massimo consesso di Piazza Cavour ha risolto un contrasto di giurisprudenza nato all’interno della prima sezione civile.

In particolare il collegio esteso ha aderito a un orientamento garantista per i cittadini che devono attendere i tempi della giustizia italiana.

In motivazione le sezioni unite scrivono senza mezzi termini che «non vi è ragione per negare che anche il contumace possa subire quel disagio psicologico, che normalmente risentono le parti a causa del ritardo eccessivo con cui viene definito il processo che le riguarda». D’altronde, anche in assenza di una norma specifica, la tutela, sancisce la Cassazione, è apprestata indistintamente a tutti coloro che sono coinvolti in un procedimento giurisdizionale, tra i quali non può non essere annoverata anche la parte non costituita in giudizio, nei cui confronti la decisione è comunque destinata a esplicare i suoi effetti. È dunque arbitrario escludere il contumace dalla garanzia di «ragionevole durata», che l’art. 111 della Costituzione inserisce tra quelle del «giusto processo» e demanda alla legge di assicurare, insieme con quelle del contraddittorio, della parità tra le parti, della terzietà e imparzialità del giudice, che certamente competono anche a chi non si sia costituito in giudizio. Nella tradizione giuridica italiana, del resto, la contumacia è sempre stata configurata come un atteggiamento pienamente legittimo, non preclusivo dell’assunzione della qualità di parte, ma ragione anzi di talune specifiche tutele. In poche parole tutti i cittadini hanno diritto a ottenere dai palazzi di giustizia una decisione n tempo brevi. Lo prevede anche l’articolo 6 della Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

La vicenda riguarda un uomo che non si era costituito subito nel giudizio successorio durato per oltre trent’anni.

Per un lungo periodo era rimasto contumace. Quindi aveva chiesto l’indennizzo per l’irragionevole durata del processo, fin dal 1976. la Corte d’appello aveva in parte respinto l’istanza in quanto i primi anni il cittadino non aveva preso parte al procedimento. La decisione è stata ora impugnata di fronte alla Suprema corte e con successo. La prima sezione civile, ravvisato il contrasto di giurisprudenza, ha assegnato la causa alle sezioni unite che lo hanno risolto in senso garantista per i cittadini.

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