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I conti Zara, catena sempre più globale. E l’utile netto fa un balzo del 20%

Amancio Ortega Gaona ha fatto di un’ovvietà un modello di business da più di 14,7 miliardi di euro. Negli anni ‘70 la moda era una riserva indiana per ricconi che potevano permettersi di spendere grandi cifre per capi di abbigliamento che diventavano obsoleti in pochissimo tempo. La scommessa era conquistare la clientela che desiderava comprare vestiti di moda ma non poteva permetterselo affatto.
È così che ha mosso i primi passi l’ormai quasi ottantenne fondatore di Zara che, come nelle migliori leggende milionarie che si rispettino, pare abbia cominciato la sua attività in un polveroso garage di 80 metri quadrati alla periferia di La Coruna, in Galizia. Fino ad arrivare, il mese scorso, a rubare per poche ore la corona di Bill Gates come uomo più ricco del mondo secondo Forbes (patrimonio che supera i 74 miliardi di dollari). Ieri l’ennesima conferma che quella scommessa dell’ex garzone figlio di ferroviere, continua a funzionare anche a distanza di quarant’anni dalla nascita del laboratorio al nord ovest della Spagna. Inditex, il gruppo di abbigliamento che oltre a Zara conta ormai tra i suo marchi anche Massimo Dutti, Pull&Bear e Bershka, ha riportato nei primi nove mesi dell’anno un utile netto in rialzo del 20% a 2,02 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2014. Con un fatturato aumentato del 16% a 14,74 miliardi.
E così, mentre la crisi continua a far chiudere negozi di abbigliamento in tutto il mondo, quelli del gruppo spagnolo continuano a proliferare ovunque: solo nel 2015 ne sono stati aperti 230 in 48 diversi mercati per arrivare a un totale di 6.913 punti vendita. E non è solo questione di fast fashion: «Hanno un sistema logistico da Nasa – sintetizza Stefania Saviolo, docente di fashion management della Bocconi – e in più stanno andando benissimo dove le aziende del lusso non stanno registrando grandi performance, Cina e mercati asiatici in primis».
Critiche e accuse al miliardario Ortega, che ha ceduto il timone da tempo senza aver mai concesso interviste in vita sua, non sono mai mancate. Compresa quella di sfruttamento del personale, accuse da cui Zara sta cercando di smarcarsi con contro denunce ed esperimenti. Come quello di inserire nelle etichette dei vestiti un codice che contiene tutti i passaggi della catena di produzione: dall’origine delle materie prime fino alla commercializzazione. Ma chissà se alla clientela in cerca di moda, interesserà davvero.

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