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I concorsi Ue anche in italiano

Il tribunale dell’Unione europea ha annullato ieri tutti i bandi di concorsi per l’amministrazione pubblica Ue che l’Italia aveva contestato perché pubblicati soltanto in inglese, francese e tedesco, e non nelle altre lingue comunitarie, come previsto dalle norme Ue. Il tutto senza alcuna giustificazione. Si tratta della sentenza relativa alle cause riunite T-142/08, T-164/08, T-126/09 e T-218/09; tutte vedevano contrapposte Italia e Commissione Ue. Il tribunale aveva inizialmente bocciato il ricorso italiano, ma a seguito di una sentenza della Corte di giustizia nel novembre 2012 che aveva dato ragione all’Italia, i giudici del tribunale europeo sono ritornati sui propri passi. I bandi annullati si riferiscono ai concorsi svolti nel 2008 e nel 2009, i cui risultati comunque restano validi. Chi li ha passati in sostanza non vedrà messo in discussione l’esito del concorso. Ma la pronuncia dei giudizi europei non è di poco conto. Infatti, per il ministro per gli affari europei, Enzo Moavero Milanesi, la sentenza «costituisce una significativa conferma dell’eguaglianza fra le lingue dei paesi membri». Il ministro ha poi ricapitolato la vicenda: «Il governo italiano aveva presentato un ricorso», ha ricordato, «contro alcuni bandi di concorso per posti di lavoro in seno alle istituzioni europee, pubblicati solo in tre lingue, francese, inglese e tedesco, che determinavano, a nostro parere, una discriminazione, quanto alle pari opportunità, dei potenziali candidati di diversa madrelingua. I giudici europei hanno pienamente accolto la tesi italiana, stabilendo senza ombra di dubbio che i concorsi pubblici per poter lavorare negli organismi Ue devono essere svolti in tutte le lingue ufficiali dell’Unione». «Questa sentenza», ha chiosato Moavero, «è molto importante per tutti i cittadini dell’Unione. Gli italiani che desiderano lavorare nelle istituzioni Ue, per contribuire alla costruzione di un’Europa più unita e per arricchire il proprio percorso professionale», ha detto, «vedono così riconosciuta pienamente la parità della nostra lingua e non alterate le loro legittime possibilità di successo nei concorsi pubblici banditi a tal fine». Anche la Farnesina ha espresso soddisfazione per la sentenza del tribunale europeo, visto che, «oltre a ribadire la necessità di pubblicare integralmente i bandi di concorso in tutte le lingue dell’Unione, la pronuncia ha considerato “non giustificato” l’obbligo di sostenere prove di selezione in una delle tre lingue (inglese, francese e tedesco)». Dopo la sentenza dello scorso 27 novembre, spiega il ministero in una nota, «si tratta di un’ulteriore affermazione del principio di non discriminazione linguistica in seno all’Unione, che, come abbiamo sempre sostenuto, è un elemento essenziale per la stessa legittimità istituzionale dell’Ue. Ci aspettiamo che la Commissione prenda in considerazione una revisione del regime linguistico dei concorsi, in presenza di una giurisprudenza ormai chiara e consolidata»

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