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I commissari Consob salgono a 5 ma è rivolta contro il governo

MILANO — Il vento della politica scuote la Consob. Con un emendamento alla Legge di stabilità il governo ha riportato da tre a cinque i commissari dell’authority sulle società quotate, cancellando il provvedimento del governo Monti, che nel 2012 li aveva ridotti appunto a tre, in ottica di contenimento dei costi. L’opposizione grida allo scandalo per la creazione di «due nuove poltrone da quasi 300mila euro l’una». Ma nella fattispecie – e dato che l’intero bilancio della Consob pari a circa 120 milioni lo finanziano i soggetti vigilati tramite contributi – più che di soldi forse bisognerebbe parlare di potere. Potere di influenza e di smistamento di alcuni dei più delicati dossier finanziari del Paese. In cima alla lista, il controllo prossimo venturo del Monte dei Paschi e quello di Telecom Italia. Proprio sull’ex monopolista tlc, scrutato con crescente severità dalla Consob, il governo starebbe tentando un approccio più soft: e non mancano pressioni per convincere Massimo Mucchetti (Pd) a ritirare la riforma alla legge sull’Opa, volta a complicare l’ascesa degli spagnoli di Telefonica in Telecom.
La riforma di Monti che ora Enrico Letta vuol riscrivere in due anni ha avuto il duplice effetto di ridurre al minimo i commissari ed estromettere quelli che l’attuale maggioranza potrebbe considerare più contigui: prima le dimissioni di Luca Enriques (maggio 2012), lo scorso luglio il non rinnovo di Vittorio Conti, e venerdì l’uscita di Michele Pezzinga. I commissari sono rimasti solo due: Paolo Troiano – consigliere di stato e vicesegretario generale del governo Prodi e poi Berlusconi – e il presidente Giuseppe Vegas, che vota doppio in caso di stallo. La situazione lascia, quindi, a Vegas il pallino di ogni decisione: e si apprestava a essere sanata in qualche mese (tra designazione del Cdm, pareri consultivi delle commissioni bilancio di Camera e Senato, firma del Quirinale). Ma la mossa di ieri supera questo scenario, e pare dettata da voglie di ribaltone contro una Commissione chiamata a scelte difficili, e talora criticate come sulle crisi di Fondiaria-Sai e Mps. Con l’emendamento il governo avrebbe tre nuovi nomi da inserire nel collegio, e per Letta e per il ministro del Tesoro Saccomanni le nomine potrebbe anche essere un modo per attenuare le condotte autocratiche della Consob di Vegas. «È una misura vergognosa – ha detto il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli (Lega) – che aumenta i costi senza copertura e tradisce lo spirito della spending review. Sembra proprio che il governo voglia costruire un cordone sanitario attorno a operazioni delicate modello Telefonica o Mps». Anche Enrico Zanetti, vicepresidente commissione finanze alla Camera (Scelta civica) è critico: «Non esiste che nell’attuale penuria sia il governo ad aumentare i commissari Consob, con quel che costa ciascuna di queste poltrone ». «Siamo assolutamente contrari alla norma, in totale controtendenza rispetto ai precedenti provvedimenti», ha scritto Enrico Costa, presidente dei deputati di Nuovo centrodestra. Adusbef e Federconsumatori, invece, hanno chiesto che Vegas «dopo l’affaire Fondiaria-Unipol e la vicenda Blackrock-Telecom si dimetta».

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