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I commercialisti: Fisco, sì alla riforma ma con meno tasse sul ceto medio

Un manifesto in otto punti per tracciare un percorso verso una riforma fiscale che, stavolta, sia davvero incisiva. Lo presentano i commercialisti italiani che non vogliono mancare all’appuntamento di una riforma attesa da quasi 50 anni: è dal ’74 che nel nostro Paese non si mette mano in maniera profonda e strutturale al sistema fiscale. Stavolta però il governo è deciso ad andare fino in fondo e i professionisti contribuiscono al dibattito con otto proposte, dalla riforma Irpef all’eliminazione dell’Irap. La presentazione è avvenuta ieri a Roma alla presenza del direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini.

«L’Italia è un Paese estremamente generoso nella tassazione dei redditi bassi — ricorda Massimo Miani, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti — oltre 10 milioni di contribuenti Irpef su 40 milioni sono a “Irpef zero”. Stessa generosità che si applica alla tassazione dei grandi patrimoni ereditari, mentre è un Paese estremamente feroce nella tassazione dei redditi medi e medio-alti. La distruzione di quel ceto medio produttivo che non possiede grandi patrimoni, ma vive di buoni redditi che derivano dal lavoro dipendente, oppure dal lavoro autonomo è frutto di questo assetto fiscale, non del caso. Si avrà il coraggio di fare qualcosa, oppure si continuerà a parlare soltanto di incrementi di no tax area e di eliminazioni di imposte di successione, invece di quello che serve per riequilibrare una situazione insostenibile a favore di quel ceto medio produttivo che non è interessato né alla prima, né alla seconda di quelle due modifiche?».

E tra le riforme possibili i commercialisti indicano subito il ripristino di un’equità orizzontale e verticale dell’Irpef: una parità di trattamento tra lavoratori dipendenti, autonomi e imprenditori individuali attraverso una riduzione delle aliquote relative al terzo scaglione di reddito (quello tra i 28 e i 55 mila euro). Un tema centrale della riforma sarà poi la lotta all’evasione. «Non saremmo Commercialisti — ricorda Miani — se non richiamassimo una specifica attenzione sui temi della riscossione delle imposte e di una lotta all’evasione fiscale che metta finalmente al centro il contrasto all’illegalità del comportamento di chi opera nel sommerso, piuttosto che la pura e semplice caccia al gettito aggiuntivo di chi è già emerso». Un tema, quello del contrasto all’evasione, che si salda al richiamo del presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte dei Conti, Enrico Flaccadoro: «La riforma fiscale è centrale ma è necessario anche affrontare le gravi difficoltà del sistema di riscossione». Per il direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, «la riscossione rappresenta l’ultimo miglio del nostro sistema fiscale ma è, allo stesso tempo, cartina di tornasole del suo funzionamento. Basta ricordare che ammontano a mille miliardi i crediti non riscossi dallo Stato per capire che qualcosa va cambiato. La stratificazione normativa in tema di fisco rappresenta una giungla in cui è più facile nascondersi. Una semplificazione dell’intero sistema normativo in area fiscale darebbe a tutti un margine di maggiore efficienza ed equità».

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