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I commercialisti: diritto di sciopero E si apre la partita dei revisori

La sfida del futuro a volte passa anche dalla difesa del passato. La pensano cosi i commercialisti in questa fase cosi turbolenta per la loro professione. Almeno due le questioni sul tavolo: l’equipollenza per l’esame di Stato dei revisori legali e il diritto di sciopero per la categoria.
Quest’ultima è ormai una vicenda annosa che però adesso sembra essere arrivata a una svolta: i commercialisti infatti, a differenza degli avvocati, non hanno diritto allo sciopero perché su di loro pende la spada di Damocle degli aspetti sanzionatori in materia tributaria che ricadrebbero sui clienti. Dal 2012 il Consiglio nazionale dei commercialisti conduce una trattativa con il ministero dell’Economia per trovare un accordo in tal senso. Adesso, arriva da Napoli un’ulteriore spallata in questa direzione.
«Il nostro Ordine ha da tempo presentato alla competente Commissione di vigilanza una bozza del codice di autoregolamentazione del diritto di sciopero dei dottori commercialisti, avviando l’iter di valutazione dell’idoneità del codice che regolamenta le astensioni della nostra professione — dice Vincenzo Moretta, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli. Le norme prevedono che l’astensione collettiva dalle prestazioni, a fini di protesta o di rivendicazione di categoria, da parte di lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori, che incida sulla funzionalità dei servizi pubblici essenziali, venga esercitata nel rispetto di misure dirette a consentire l’erogazione delle prestazioni indispensabili».
Gli incontri tra le parti si sono ripetuti in passato ma non sono mai approdati a una soluzione finale. Stavolta l’iniziativa dei singoli Ordini regionali punta a scardinare lo stallo generato dalla complessità dei temi trattati.
«Sugli aspetti più delicati — sottolinea Michele Saggese, tesoriere dell’Odcec di Napoli — si stanno individuando i profili di raccordo con il Ministero dell’Economia, in modo tale che sarà possibile esercitare il diritto di sciopero senza rischiare l’applicazione di sanzioni in materia tributaria. Non potendo gli Ordini locali proclamare alcuna astensione per la categoria, si invitano i vertici delle istituzioni a concludere formalmente l’iter di autorizzazione del codice di regolamentazione dello sciopero».
Altro tema di fondamentale importanza è quello dell’accesso alla professione di revisori contabili da parte dei commercialisti; proprio ieri il Consiglio di Stato ha confermato che non esiste l’equipollenza tra le due figure professionali: quindi oggi i commercialisti che desiderano iscriversi all’elenco dei revisori legali devono svolgere un tirocinio e un esame di Stato a parte. La notizia è talmente deflagrante che la categoria ha deciso di riunirsi oggi a Roma chiedendo un incontro con il viceministro dell’Economia Stefano Fassina e con altri esponenti dell’esecutivo. «Questa iniziativa – afferma il Commissario straordinario del Consiglio nazionale, Giancarlo Laurini – rappresenta un momento molto importante nella battaglia che i commercialisti italiani stanno conducendo in questi mesi in difesa dell’equipollenza tra il loro esame di Stato e la prova di idoneità per l’accesso al Registro dei revisori. Siamo di fronte all’inaccettabile tentativo di privare i commercialisti italiani di un’attività che appartiene storicamente a loro. Oggi ci confronteremo con la politica per render chiaro che l’eventuale nascita di un’autonoma attività professionale legata alla revisione legale, si tradurrebbe nella creazione di nuove strutture burocratiche e di inutili barriere all’accesso alla professione per migliaia di giovani». E il futuro assumerebbe tinte più fosche.

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