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I collegi sindacali non si toccano

di Gabriele Ventura 

I collegi sindacali non si toccano. La crisi, infatti, è scoppiata anche per mancanza di controlli, e ridurli nelle società in nome delle semplificazioni priverebbe delle adeguate tutele il sistema economico, a danno della collettività. È la posizione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, che contestano la norma prevista dall'articolo 36 del decreto sulle semplificazioni così come uscita dal Consiglio dei ministri di venerdì scorso, che riduce notevolmente i collegi sindacali nelle spa a favore del sindaco unico, che viene invece introdotto di regola nelle srl (si veda ItaliaOggi di ieri).

Il Consiglio nazionale confida però nella marcia indietro del governo, alla luce soprattutto dei lavori di ieri al senato nell'ambito dell'iter di conversione in legge del dl 212/2012. Dove «tutti i senatori intervenuti», fanno notare i commercialisti, guidati da Claudio Siciliotti, «hanno sottolineato l'importanza di porre un freno a colpi di mano e decreti legge per introdurre modifiche a discipline delicate come quella dei controlli societari e a disposizioni del codice civile. All'esito di questo dibattito», osserva Siciliotti, «siamo convinti che il governo non vorrà disattendere le chiare e unanimi indicazioni emerse oggi in aula, mandando tra qualche giorno in Gazzetta Ufficiale un ennesimo decreto legge che modifichi ancora la disciplina del collegio sindacale, per di più intervenendo direttamente su norme del codice civile». Netta l'opposizione anche da parte dei sindacati di categoria. A partire dai giovani. «La norma suscita in noi delusione, scoraggiamento e indignazione», afferma Eleonora Di Vona, presidente dell'Unione nazionale dei giovani dottori commercialisti e degli esperti contabili (si veda anche altro servizio a pagina 30), «in primo luogo, perché sembrerebbe eliminare i collegi sindacali dalle società a responsabilità limitata di qualunque dimensione esse siano. In secondo luogo, perché introdurrebbe l'organo sindacale monocratico anche per molte società per azioni italiane». Secondo Marco Rigamonti, presidente Aidc, «con questa scelta si riduce o addirittura azzera il sistema dei controlli. Viviamo una delle più grandi crisi che si siano mai verificate proprio per la mancanza di controlli e, per tutta risposta, il governo riduce quelle che dovrebbero essere le tutele principali per il sistema economico. Si dovrebbe, al contrario attuare una politica premiale nei confronti di coloro che si sottopongono ai controlli, per legge o volontariamente». Sulla stessa linea Marco Cuchel, presidente della Fondazione commercialisti italiani. «La nostra posizione è fortemente critica», afferma, «specialmente in questo periodo di crisi dove i controlli dovrebbero essere più pressanti. Questa norma è evidentemente un controsenso, soprattutto perché comprende anche le spa. Basterebbe, infatti, mettere dei parametri di debito e dimensione al di sopra dei quali l'organo di controllo deve essere collegiale. Così, sembra una norma fatta apposta per far risparmiare le aziende, anche se a garanzia dei terzi dovrebbe essere assicurato un controllo serio e preciso, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale. Il sindaco unico si può pensare per le piccole società sane che non hanno debiti», continua Cuchel, «ma per le spa è assurdo, non si capisce come possa essere svolto il compito di un collegio da una persona sola. Mi pare umanamente improponibile e soprattutto va a discapito della qualità». «Rappresenta l'ennesima sconfitta per la categoria e per i vertici», attacca invece Domenico Posca, presidente di Unico, «l'aspetto fondamentale di questa norma è la minore qualità dei controlli. Noi, al contrario, da tempo chiediamo di incrementarli e renderli più incisivi, con la determinazione degli incarichi da parte di un soggetto terzo, in modo da garantirne l'indipendenza». Vilma Iaria, presidente Adc, ritiene invece «che il governo debba rivedere questa posizione che sembra dettata da Confindustria. È evidente infatti che ci troviamo in una condizione di crisi perché sono mancati i controlli o sono stati fatti male. Se non vogliamo che questa situazione si ripeta bisogna saper dire no ai giochi delle multinazionali che hanno tutto l'interesse ad avere pochi controlli».

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