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I BTp superano il test dell’asta

di Morya Longo

Fiduciosi sulla nuova maxi-iniezione di liquidità della Bce, che dovrebbe erogare alle banche europee qualcosa come 470 miliardi di euro (secondo un sondaggio di Bloomberg), gli investitori ieri si sono messi ancora una volta in fila per comprare i titoli di Stato italiani. L'hanno fatto sui mercati secondari, dove i BTp biennali hanno ridotto i rendimenti fino ai livelli di un anno fa (2,44%). E l'hanno fatto in asta, dove il ministero del Tesoro ha offerto BTp a cinque e dieci anni: la domanda è stata robusta, tanto che Via XX Settembre ha collocato l'importo massimo preventivato di 6,25 miliardi e i rendimenti sono scesi. Positiva anche la Borsa, con Piazza Affari che ha chiuso in rialzo dello 0,23% in linea con gli altri listini: Parigi +0,36%, Francoforte +0,56%, Wall Street +0,34%, ai massimi dal 2008.
Insomma: per le casse dello Stato, e per il sistema Italia, il sollievo continua. I BTp continuano ad essere, nel 2012, i titoli di Stato più gettonati, dopo essere stati i più venduti a fine 2011: questo riduce per l'Italia il costo del debito. Eppure, guardando al futuro, c'è un punto interrogativo: se questa "luna di miele" possa continuare dipenderà da quanti soldi la Bce riuscirà a erogare questa mattina. Importi sotto i 350-400 miliardi deluderebbero il mercato, e farebbero scattare le vendite su azioni e su BTp. Importi superiori ai 500 miliardi sortirebbero l'effetto opposto.
Aste: tutto esaurito
Quanto l'umore di mercato sia favorevole per l'Italia lo dimostrano le aste di BTp. Non solo il Tesoro è riuscito a vendere l'importo massimo preventivato, ma la domanda ha comunque superato abbondantemente l'offerta. Per di più i rendimenti sono scesi: i BTp decennali sono stati collocati con un tasso d'interesse lordo del 5,50%, minimo da agosto e in forte discesa rispetto al 6,08% di fine gennaio. I Buoni quinquennali sono stati venduti al 4,19%, minimo da maggio 2011 e in calo dal 5,39% della aste di fine gennaio. «L'andamento delle aste mostra segnali di normalizzazione», esultava ieri il viceministro dell'economia Vittorio Grilli.
Effetto Bce
Il problema è che buona parte di questa euforia è indotta dalle maxi-iniezioni di liquidità effettuate dalla Banca centrale europea. A dicembre ha erogato 489 miliardi di nuovi finanziamenti triennali a tasso agevolato alle banche di tutta Europa, e una parte di questa liquidità è stata investita in titoli di Stato (soprattutto italiani e spagnoli) a breve scadenza. L'ondata di acquisti ha invece interessato meno i BTp decennali: per questo i tassi decennali sono scesi molto meno. Lo dimostra il fatto che il divario tra i rendimenti dei BTp a due anni e quelli a 10 anni ieri ha toccato il massimo dal 2009.
Oggi, alle 11,15 ora italiana, la Bce erogherà ulteriore liquidità su base triennale: il mercato scommette dunque che anche questi soldi saranno in parte investiti in BTp. Ecco perché l'eccitazione generale è ai massimi. E, dato che sulle scadenze brevissime ormai c'è minore appeal perché i rendimenti sono scesi molto, la scommessa è che gli acquisti possano dirottarsi più sui titoli a lunga durata. Morale, ieri i BTp quinquennali sono stati gettonati in asta e anche i decennali si sono distinti: gli investitori li hanno acquistati nella speranza che la forza "propulsiva" della Bce li sostenga nei prossimi mesi.
Rally o non rally?
Tutto dipenderà dunque dall'erogazione che la Bce effettuerà oggi: se le banche prenderanno pochi denari (meno di 350-400 miliardi), gli investitori saranno indotti a vendere BTp (e azioni) nel timore che poca liquidità possa dirottarsi su questi titoli. Il ragionamento è paradossale: se le banche chiedessero pochi soldi in Bce vorrebbe dire che ne hanno poco bisogno. Eppure, nonostante questo risvolto positivo, il mercato la prenderebbe molto male. Sta di fatto che, nell'euforia generale, dietro le quinte tanti investitori si stanno già preparando a vendere. Per esempio le azioni di tutta Europa. Lo dimostra il fatto che le opzioni put (quelle che danno il diritto di vendere) sono arrivate all'importo massimo dal luglio scorso: segnale che le posizioni ribassiste stanno aumentando. Segnale che la fiducia sulla Bce è tanta, ma la prudenza di più.

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