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I BTp italiani in cerca di riscatto sulla scia di Draghi

Che possa essere arrivato il momento del riscatto, per i sofferenti BTp italiani? Difficile dirlo con certezza. Certo è, invece, che gran parte dell’andamento futuro di spread e rendimenti periferici potrebbe essere deciso giovedì a Francoforte. Presso la sede della Bce Mario Draghi alzerà il velo, a meno di rischiosi quanto improbabili bluff, sulle mosse che l’Eurotower intende attuare per calmierare i rendimenti dei titoli di Italia e Spagna, arrivati la scorsa settimana a livelli record. Le attese del mercato sono altissime. Draghi ha detto che farà di tutto per salvare l’euro e che ciò sarà sufficiente. Parole sibilline, che tengono aperta la porta a un ventaglio di ipotetici interventi, dalla riattivazione del programma di acquisto dei bond (Smp) tramite Efsf, ad oggi unico firewall davvero operativo, all’ok a un vero, ma meno probabile, quantitative easing che abbatterebbe il costo del denaro nei Paesi periferici.
Qualunque sia la scelta finale, il segnale dato giovedì potrebbe essere determinante per allentare le tensioni in vista dell’asta di oggi, l’ultima prima della pausa estiva, in cui il Tesoro offrirà da 3 a 5,5 miliardi di BTp a 5 e 10 anni. Al mercato saranno offerti nel dettaglio da 1,25 a 2,25 miliardi di BTp scadenza giugno 2017, da 1,5 a 2,5 miliardi di BTp scadenza settembre 2022 e da 250 a 750 milioni della tredicesima tranche di BTp novembre 2015. Le attese sono per una domanda tonica, in un clima che sembra essere nettamente migliorato rispetto al l’inizio della scorsa settimana. Venerdì scorso, complice il coro pro-euro formato dai principali leader europei (Merkel inclusa), lo spread tra BTp e Bund è calato su livelli che non si vedevano da inizio luglio, con il rendimento dei decennali italiani sceso così sotto la soglia del 6%, attestandosi al 5,95 per cento.
L’ottimismo degli analisti è confortato anche dall’andamento delle ultime aste, come quella di venerdì, in cui il Tesoro ha collocato 8,5 miliardi di BoT semestrali con un rendimento in calo di mezzo punto percentuale (al 2,454%) rispetto all’asta del mese precedente, quando i titoli a sei mesi avevano sfiorato il 3 per cento. Buono il segnale proveniente anche dal boom di richieste per la riapertura, riservata agli operatori specialisti dei titoli di Stato, del Ctz maggio 2012 offerto sempre venerdì, che ha registrato richieste per 2,985 miliardi a fronte di soli 375 milioni offerti e collocati.
Che cosa c’è da attendersi dunque sul fronte degli spread? Tutto, come detto, dipende dalla potenza di fuoco dell’intervento di Draghi. A cui, va detto, si potrebbe sommare qualche novità sul fronte del riacquisto di asset da parte della Fed, che si riunirà domani. Ma un dato è certo: l’assenza di ulteriori aste italiane da qua fino a fine agosto rappresenta una fonte di pressione e di volatilità in meno sui prezzi dei titoli di Stato. Non solo. Dopo sedute di pesanti vendite, i ribassisti si trovano comprensibilmente spiazzati dal l’annuncio di una mossa targata Bce. E anche se fino a giovedì non uscissero ulteriori nuovi dettagli sull’operazione che l’Eurotower vuole intraprendere, è probabile che rimangano cauti ed evitino giochi speculativi troppo rischiosi. D’altra parte anche gli investitori di lungo periodo, i cosiddetti real money, non ridurranno le loro posizioni su Italia e Spagna prima di conoscere la “cura” studiata da Francoforte. Solo allora decideranno cosa davvero fare.

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