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I Btp Italia? Rendono il 2,15% Ecco le regole per sceglierli La domanda record a oltre quota 22 miliardi di euro

Ventidue miliardi raccolti, quasi trecentomila contratti in Borsa. Il Tesoro e Piazza Affari hanno fatto sapere che la quinta emissione del Btp Italia, il titolo agganciato all’inflazione italiana, ha battuto diversi record. E oggi si saprà chi ha comprato — tra privati cittadini, istituzionali nazionali ed esteri — il maggior collocamento diretto al largo pubblico mai avvenuto in Europa. Aperto il 5 novembre è finito ieri alle 14 invece di proseguire fino all’8 novembre. Troppa grazia in poche ore. E quindi, come era già successo in aprile e come era scritto nelle regole, il Tesoro ha chiuso prima.
Ma quali sono le ragioni e le prospettive di un simile successo? Le logiche degli investitori, che sono appunto sia le famiglie che i big del mercato,sono diverse. Il mercato in cui si muovono tutti è uno solo. Globale. Ed ecco i numeri e i fatti: il quinto Btp Italia si è presentato con un minimo garantito fissato al 2,15%, il più basso dei cinque visti finora. Ma i tassi sono in discesa e la crisi del debito, lungi dall’essere risolta, si è cronicizzata. Tutti i cacciatori di sicurezza, grandi e piccoli, sanno che un rendimento lordo reale del 2,15% a cui va aggiunta l’inflazione non è stellare, ma è decisamente più elevato di quello che offrono i titoli di Stato più virtuosi di pari scadenza. Il Btp Italia, inoltre, offre un premio fedeltà del 4 per mille ai privati che lo tengono fino a scadenza e, unico nel suo genere, ogni sei mesi con la cedola rimborsa anche l’inflazione. «Oggi il costo della vita in Italia è scivolato sotto l’1% — dice Antonio Mauceri, amministratore delegato di Augustum Opus sim —. Ma gli italiani sono abituati ad avere un tasso di inflazione più elevato della media europea». Il Btp Italia piace perché viene considerato una specie di polizza: oggi l’Istat ci dice che i prezzi sono freddi, ma domani? L’idea non è sbagliata. L’importante è che il portafoglio complessivo non sia troppo sbilanciato sul rischio Italia. Che, purtroppo, non è scomparso. Dunque non solo Btp, nè tantomeno solo Btp Italia: questa è una regola che vale sempre.
Le cause della corsa degli istituzionali sono molte. Alcune sono tecniche. Ma la prima, spiega Guido Casella, gestore obbligazionario di Azimut, è in sintesi ancora il rendimento. «Il titolo tradizionale con scadenza 2017 rende solo 30 centesimi in più del Btp Italia. E per le passate emissioni agganciate all’inflazione, la differenza è ancora più stretta». Se devo scegliere tra il 2,52% lordo del Btp classico che scade tra quattro anni e il 2,15% più l’inflazione dell’ultimo Btp Italia prendo il secondo, dicono gli operatori. Perché pago solo 30 centesimi l’inflazione dei prossimi quattro anni. In termini più sofisticati torniamo alla polizza che piace ai padri di famiglia. E così hanno ragionato, evidentemente, in molti. Anche perché, ricorda Mauceri, i primi di novembre era scaduto un Btp triennale «classico» che non era stato rimpiazzato.
Più in generale un interesse così forte è stato interpretato come un segnale di fiducia (o perlomeno di non sfiducia) nei confronti dell’Italia. Inoltre, in prospettiva, il record del Btp Italia potrebbe provocare, da qui a fine anno, lo sfoltimento delle aste previste dal calendario del Tesoro. E da una diminuzione dell’offerta ci si può aspettare un effetto positivo sia sulla dinamica del debito che su quella dei rendimenti. Un altro dato tecnico che interessa sia i big che i privati.

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