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I Bonos spagnoli oltre il 7%

di Luca Veronese

Spagna bocciata all'esame dei mercati. L'asta dei titoli decennali ha fatto registrare un balzo dei rendimenti che hanno superato il 7% riportando il Paese a costi di rifinanziamento del debito che non si vedevano dal 1997, prima dell'introduzione dell'euro. Gli spread rispetto ai Bund tedeschi con scadenza a dieci anni che già all'apertura delle Borse europee aveva raggiunto il record di 475 punti base è balzato fino a 499 punti base nel primo pomeriggio. Solo il successivo intervento della Banca centrale europea ha permesso ai differenziali di tornare su quote meno pericolose, a 459 punti.

Da almeno una settimana gli sviluppi delle crisi politiche in Italia e Grecia – con la formazione di due Governi tecnici e un po' di chiarezza in più sull'impegno di Roma e Atene a mantenere la linea del risanamento e delle riforme concordata con i partner europei – aveva fatto tornare la pressione dei mercati sulla Spagna. Nei mesi scorsi la decisione del premier socialista José Luis Zapatero di dimettersi aprendo la strada alle elezioni anticipate sembrava aver contribuito a dare certezze ai mercati. La vittoria più che probabile del Partito popolare rimasto all'opposizione nelle ultime due legislature, aveva aggiunto garanzie sulla tenuta del Paese. Lo stesso leader popolare e secondo i sondaggi prossimo premier alla Moncloa, Mariano Rajoy, ha voluto precisare ieri che «non ci sarà alcun vuoto di potere in Spagna dopo le elezioni e fino alla formazione del nuovo Esecutivo». «Se la crisi richiederà interventi urgenti, saremo pronti. Non credo ci saranno difficoltà a raggiungere un accordo con il Governo uscente socialista in difesa dell'interesse generale di tutti».

Ma i mercati finanziari, dopo aver scontato in anticipo i risultati del voto e i benefici del processo democratico, hanno ripreso ad attaccare la Spagna. Fino ad arrivare ieri a un collocamento di titoli del debito disastroso. Il Tesoro spagnolo ha emesso obbligazioni con scadenza a dieci anni per 3,563 miliardi di euro, una quantità non lontana dall'obiettivo di 4 miliardi di euro massimo fissato alla vigilia con un rapporto tra domanda e offerta sceso comunque all'1,5 dall'1,7 dell'ultima asta. Ma ha dovuto accettare un tasso di interesse del 7,08% contro il 5,43% dell'ultimo collocamento del 20 ottobre scorso: un livello che ha portato i rendimenti dei titoli spagnoli sopra la soglia del 7%, considerata da molti analisti il punto del non ritorno per la sostenibilità del debito sovrano. Un limite che ha già costretto Grecia, Irlanda e Portogallo a chiedere l'intervento di salvataggio da parte dell'Unione europea e del Fondo monetario per l'incapacità di rifinanziarsi sul mercato.

Sono quattro gli elementi che rendono vulnerabile l'economia spagnola e non convincono gli investitori, con Madrid che dovrà collocare titoli per circa 200 miliardi di euro nel prossimo anno (ma avrebbe almeno 30 miliardi di liquidità): il crollo del settore immobiliare ancora da assorbire con i prezzi delle case scesi del 40% in tre anni; le banche da ricapitalizzare a causa dell'attivo tossico in larga parte connesso al mattone; la mancanza di crescita con il Governo costretto a rifare tutti i calcoli di bilancio basandosi su un Pil 2011 allo 0,8% contro l'1,3% previsto fino a ieri; e il debito privato che vale il 100% del Pil (mentre il debito pubblico è inferiore al 70 per cento).

C'è chi scommette su un viaggio di Rajoy a Berlino, Parigi e Bruxelles subito dopo il voto: il quotidiano El Economista giovedì scorso scriveva di un piano di salvataggio da 100 miliardi di euro già abbozzato dal leader del Partito popolare con il cancelliere tedesco Angela Merkel. Ma la socialista Elena Salgado ha negato anche ieri qualsiasi possibilità di salvataggio dall'esterno. «Oggi è la Spagna, ieri era l'Italia, l'altro ieri poteva essere il Belgio, domani uno qualsiasi degli altri Paesi, anche di quelli considerati centrali come la Francia o l'Austria. Ma il nostro debito è perfettamente sostenibile, nessun salvataggio», ha detto il ministro delle Finanze ancora in carica. Ma per quanto tempo il Paese iberico potrà sostenere questo livelli di tassi sul debito?

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