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I big fuori dal bonus ricerca

Il bonus ricerca esclude le imprese con un fatturato superiore a 500 milioni di euro. La conversione in legge del decreto «Destinazione Italia» porta con sé questa novità in tema di credito d’imposta per Ricerca & Sviluppo. Un emendamento in fase di conversione ha infatti inserito un requisito dimensionale per l’accesso all’agevolazione, andando a escludere le imprese con un fatturato superiore a 500 milioni di euro.

A prima vista sembrerebbe una norma a solo danno delle grandi imprese, ma potrebbe rivelarsi un’amara sorpresa anche per le imprese che potranno invece accedere al beneficio. Infatti, con l’introduzione di questo requisito il bonus ricerca sembra diventare selettivo, non applicandosi più indistintamente a tutte le imprese, e dovrebbe quindi diventare automaticamente un aiuto di stato. Questo si tradurrebbe in un ritardo nell’applicazione vista l’eventualità di una notifica dell’aiuto in sede europea oltre a generare problemi di cumulabilità con altri aiuti che al contrario non sarebbero esistiti.

Il dl non prevedeva la selettività. La prima versione del bonus ricerca, quella approvata con il decreto legge a dicembre 2013, non prevedeva requisiti di accesso. La relazione all’articolo 3 del decreto legge specificava infatti, tra le altre cose, che la norma, non prevedendo alcun criterio di selettività, né territoriale, né settoriale, né di premialità, era da ritenersi a tutti gli effetti una norma non rientrante tra i regimi di aiuto previsti dalla Commissione europea e quindi non soggetta a obbligo di notifica. Il vantaggio più evidente era quindi la mancata notifica in sede europea, con risparmio notevole di tempo per l’operatività della norma. Altro vantaggio evidente era rappresentato dalla possibilità di chiedere e ottenere altre agevolazioni sulle stesse spese di ricerca finanziate con il credito d’imposta, fatto molto importante soprattutto se consideriamo che il bonus ricerca non finanzia progetti integrali ma solamente l’incremento di spesa in R&S rispetto all’anno precedente.

Il tetto di fatturato trasforma il bonus in aiuto di stato? La selettività differenzia un aiuto di stato dalle misure generali normalmente applicate poiché queste ultime sono applicabili indiscriminatamente a tutte le imprese di tutti i settori economici di uno stato membro dell’Unione europea. A questo punto, l’esclusione delle imprese con un fatturato oltre 500 milioni di euro sembrerebbe far cadere questa caratteristica e renderebbe il credito d’imposta un vero e proprio aiuto di stato.

Confermato l’importo annuale di 2,5 milioni di euro. Ciascuna impresa potrà ambire a un bonus fiscale fino a 2,5 milioni di euro annui. Il bonus fiscale è concesso nella misura del 50% degli incrementi annuali di spesa nelle attività di ricerca e sviluppo. La decorrenza dell’aiuto sarà determinata con un apposito decreto, mentre la chiusura dell’operatività avverrà con l’esercizio 2016 incluso. La condizione di accesso è che siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo, almeno pari a euro 50 mila per ciascuno dei previsti periodi di imposta; questo esclude di fatto le realtà aziendali microdimensionali. Il credito d’imposta R&S finanzierà anche la creazione di nuovi brevetti ovvero le modifiche a prodotti o processi che si concretizzino nella creazione di nuovi brevetti, oltre che le spese svolte presso università o organismi di ricerca.

Fondi per 600 milioni di euro in tre anni con estensione al Centro-nord. Il bonus ricerca prevede una dotazione di 600 milioni di euro per il triennio 2014-2016, ripartiti quindi in 200 milioni di euro annui.

Lo stanziamento potrà essere considerato, oltre che a valere sulla proposta nazionale della programmazione dei fondi strutturali comunitari 2014-2020, anche sulle risorse della collegata pianificazione del Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc) o del Fondo per l’attuazione delle politiche comunitarie (Fondo Igrue). Questo permetterà di estendere il bonus ricerca anche alle regioni del Centro-nord, rispetto a una prima stesura che limitava il beneficio alle regioni del Mezzogiorno.

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