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I big di Internet in rivolta ultimatum a Obama “Ora ferma le spie online”

NEW YORK — «Caro Presidente, membri del Congresso, noi capiamo che i governi hanno il dovere di proteggere i cittadini…» Comincia così, e occupa un’intera pagina sul New York Times e altri quotidiani Usa. Si conclude con le firme dei “logo” più celebri dell’economia digitale. Ci sono proprio tutti: Apple e Aol, Google e Facebook, Microsoft, Twitter, Yahoo e Linkedin. Per una volta i giganti di Internet mettono da parte rivalità e competizione, per rivolgere una lettera aperta a Barack Obama e ai parlamentari. L’allarme è forte, per il dilagare incontrollato di un’attività di spionaggio che sembra sfuggire a ogni regola. Il pericolo vitale per gli interessi del business spinge i leader mondiali del cyber-spazio a formare questa santa alleanza, un’iniziativa senza precedenti.
«Le rivelazioni di quest’estate — prosegue la lettera aperta con un riferimento implicito a Edward Snowden — hanno messo in luce l’urgente bisogno di riformare le pratiche di spionaggio dei governi a livello mondiale ». Non sentono il bisogno di avvolgere il messaggio in un galateo diplomatico, l’accusa rivolta a Washington è chiara: «L’equilibrio si è sbilanciato troppo a favore degli Stati e a scapito dei diritti individuali, diritti che sono garantiti nella nostra Costituzione». Dunque la Silicon Valley scende in campo con tutta la sua forza politica, lancia un altolà, con l’accusa a Washington di violare la Costituzione, una carta fondamentale che qui non viene presa alla leggera. Tra l’altro un riferimento così esplicito alla carta dei diritti può preludere a un ricorso presso la Corte suprema. Ma nell’immediato il calendario politico offre altre opzioni. Proprio questa settimana la Casa Bianca riceve le conclusioni del lavoro di un gruppo di esperti, incaricati di suggerire nuove linee direttive per l’attività di spionaggio della National Security Agency (Nsa). Obama vi ha fatto riferimento giovedì scorso in un’intervista alla rete Msnbc.
«Abbiamo fatto fare un riesame indipendente — ha dichiarato il presidente — coinvolgendo esperti dei diritti civili, giuristi e altri. Su quella base io proporrò alcune auto-limitazioni della Nsa, e metterò in moto delle riforme per dare più fiducia ai cittadini».
La lettera aperta dei giganti digitali ha una tempistica calcolata per influire sul dibattito politico che si riapre a breve. Google e Microsoft hanno preso l’iniziativa di cementare la vasta coalizione d’interessi, e hanno presentato a nome dell’intera industria delle proposte dettagliate per regolamentare lo spionaggio online. La pressione di questi gruppi non può essere ignorata dalla Casa Bianca e dal Congresso: è nel settore hi-tech che si collocano alcune delle più vaste ricchezze d’America, i nuovi magnati della Silicon Valley e dintorni non esitano a scendere in campo con finanziamenti elettorali.
Per gruppi come Google, Apple o Microsoft, il danno già inferto dalle rivelazioni di Snowden è notevole. L’utente singolo non ha
molta scelta, certo, ma tra i grossi clienti la paura di essere alla mercé del Grande Fratello può indurre a cercare altre soluzioni, anziché affidare le proprie comunicazioni e le proprie banche-dati alla “nuvola” informatica gestita da questi gruppi. In particolare, suscita allarme nella Silicon Valley quel che si sente dire da diversi governi stranieri. Dalla Germania al Brasile, sono in molti a ipotizzare delle protezioni per le proprie industrie nazionali, sottraendole all’intrusione costante della Nsa. La società Forrester Research ha stimato che una fuga di grandi clienti può costare fino a 180 miliardi di dollari, ovvero un quarto del loro fatturato, ai gruppi Internet americani. La privacy, la sicurezza degli utenti, non è solo questione di diritti costituzionali, è anche un pilastro del busi-
ness. Brilla però un’assenza: nessun gruppo telecom figura tra i firmatari della lettera. Le società telefoniche “collaborano” dai tempi della guerra fredda, e non sembrano preoccupate per la privacy degli utenti.

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