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I Big Data al servizio dell’export

Capire se i propri prodotti siano competitivi sui mercati globali, individuare le piazze più adatte e magari soci ai quali affidare un aspetto chiave come la distribuzione: non sono compiti semplici, soprattutto per piccole e medie imprese, che spesso non hanno strutture e risorse dedicate all’esplorazione dei mercati esteri e finiscono per affidare la propria internazionalizzazione a eventi un po’ episodici, come la partecipazione a una fiera o il traino di un’azienda più strutturata. Per offrire anche a queste imprese la possibilità di crescere all’estero, il Centro studi di Unioncamere Emilia-Romagna ha messo a punto uno strumento che mette i Big Data al loro servizio.
Si chiama Intelligent export report (Ier) e ha ormai completato la fase di sperimentazione condotta con una decina di imprese di settori, dimensioni e propensione all’export differenti. «Il test – spiega il direttore del Centro studi e architetto del progetto, Guido Caselli – è servito soprattutto per mettere a punto il prodotto, per capire quali tra le migliaia di informazioni estraibili fossero di reale utilità per le imprese. Adesso stiamo iniziando a produrre i primi report». Che poi saranno venduti alle aziende interessate.
Grazie alle banche dati Trade Catalyst Bureau Van Dijk (e non solo), Ier è in grado di analizzare i dati delle singole imprese, «incrociandoli – aggiunge Caselli – con i flussi commerciali mondiali e con i dati di bilancio depositati da oltre 150 milioni di aziende nel mondo». In questo modo, il software può misurare l’esportabilità dei prodotti di un’impresa, fino a un dettaglio di cinquemila prodotti a livello mondiale e ottomila a livello nazionale.
«Lo sviluppo operativo del progetto – spiega Caselli – è cominciato tre anni fa ed è andato via via crescendo man mano che integravamo dati e allargavamo il raggio d’azione. Ora stiamo incorporando le banche dati sui dazi doganali». L’obiettivo, aggiunge Caselli, è fornire alle imprese da una parte l’analisi della propria competitività a confronto con quella dei concorrenti in Italia e nel mondo e dall’altra di costruire una mappa delle opportunità per capire se la merce prodotta può essere esportata con successo e soprattutto dove. Un servizio su misura, quindi, ritagliato sulle caratteristiche dell’impresa.
L’analisi degli indicatori di bilancio di tutte le imprese del mondo, suddivise per settore merceologico, consente di effettuare un benchmarking a livello regionale, nazionale, europeo e mondiale delle performance dell’azienda in esame, con un cluster di confronto oppure con la mediana del settore di attività (sulla base di indicatori per fatturato, risultato d’esercizio, imprese in attivo, ebit, profitto su costo del lavoro e altri ancora).
Inoltre è possibile elaborare un’analisi comparata dell’export delle concorrenti o di un gruppo omogeneo individuato per classe dimensionale e fatturato. Il software consente anche di confrontare il prezzo di commercializzazione del proprio prodotto con quello dei concorrenti.
Ancora. Incrociando l’analisi dei flussi di export di tutti i Paesi del mondo con le previsioni di crescita, il rischio Paese e il rischio credito, Ier può costruire una mappa delle opportunità indicando i mercati driver, ovvero quelli rilevanti e in crescita; i mercati in «pit stop» (quelli rilevanti ma in flessione); i mercati in rimonta (di media rilevanza ma in crescita); i mercati emergenti, cioè marginali in forte crescita. Il software è anche in grado di indicare i mercati nei quali l’incidenza dell’export italiano è rilevante sul dato mondiale, quelli dove l’Italia esporta molto o molto poco e quelli dove l’Italia ha un prezzo all’export superiore o inferiore rispetto agli altri Paesi esportatori.
«Ma non ci fermiamo qui», continua Caselli. Prodotti che sulla carta hanno tutte le carte in regola per stare su un mercato estero, possono rischiare di fallire se non trovano i giusti canali di sbocco. «Una volta individuato il mercato più adatto per un’impresa – spiega – vogliamo darle la possibilità di trovare i distributori più solidi attraverso uno screening effettuato sulla base del rating di credito ed eliminando subito quelli non solvibili o con una situazione finanziaria non in equilibrio».
I dati di Ier permettono infatti di ricavare schede qualificate di distributori commerciali, classificati per indicatori di sette società di rating tra le più accreditate, per tutti i mercati del mondo o per determinate aree di interesse.
Oltre agli indicatori sullo stato di salute dei potenziali partner e concorrenti, sarà possibile avere informazioni anche su brevetti depositati e marchi registrati, oltre che visionare il profilo delle partecipazioni azionarie e delle filiali all’estero.

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