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I beni strumentali senza l’Iva

Ai fini del calcolo del limite di euro 20.000 del valore dei beni strumentali dei soggetti che hanno aderito al regime forfetario di cui alla legge n. 190/2014 non rileva l’importo dell’Iva anche se indetraibile, né il costo sostenuto per l’acquisizione di beni immateriali. È quanto precisato dall’Agenzia delle entrate nel corso del Videoforum di ItaliaOggi del 22 gennaio scorso. Alla medesima conclusione si deve pervenire anche per i soggetti che adottano il regime dei minimi di cui all’art. 38 del dl 98/2011, «prorogato» anche per coloro che aprono la partita Iva nel 2015 per effetto delle novità contenute nel decreto «milleproroghe» (all’esame della camera), sia pure per la verifica del limite di euro 15.000 di acquisti nel triennio precedente. Focalizzando sul regime forfetario, tra i diversi requisiti per l’accesso, individuati dal c. 54 della legge 190/2014, è previsto che il costo complessivo del valore dei beni strumentali, al lordo degli ammortamenti, non può eccedere la soglia di euro 20.000. Il primo aspetto da evidenziare riguarda il riferimento temporale per la verifica del «plafond» in questione, poiché a differenza di quanto accade per il regime dei minimi di cui all’art. 27, c. 1 e 2, del dl 98/2011, nel quale è necessario fare riferimento alla sommatoria degli acquisti effettuati nel triennio precedente (e nei limiti di euro 15.000), nel nuovo regime introdotto dalla legge 190/2014 deve aversi riguardo alla chiusura del periodo d’imposta precedente. Tale verifica, si badi bene, deve essere eseguita non solo per il primo periodo d’imposta in cui si accede al regime, bensì anche nei successivi al fine di poter continuare a fruire del regime forfetario, e deve tener conto della sommatoria dei costi di acquisto dei beni ancora esistenti al termine di ciascun periodo d’imposta. Ciò sta a significare che non rilevano in alcun modo i beni strumentali alienati nel corso dell’anno, nemmeno pro quota, poiché la norma fa riferimento ai beni esistenti alla fine di ciascun periodo d’imposta. La disposizione normativa prevede come individuare il valore dei beni strumentali nelle diverse fattispecie in cui gli stessi possono essere posseduti dal contribuente, precisando in primo luogo che nel caso di acquisto diretto in proprietà si deve avere riguardo al costo sostenuto al lordo degli ammortamenti, applicando quindi le regole contenute nell’art. 110 del Tuir, tenendo conto anche degli oneri accessori di diretta imputazione, esclusi gli interessi passivi e le spese generali. In tale contesto è stato chiesto all’Agenzia delle entrate se l’importo dell’Iva debba essere capitalizzato sul costo di acquisto, con ciò penalizzando il contribuente, considerando che in costanza di regime il contribuente forfetario non è legittimato alla detrazione dell’imposta. Sul punto, l’Agenzia ha precisato che sia in fase di accesso al regime, sia in fase di applicazione dello stesso, il costo sostenuto per l’acquisto deve essere considerato al netto dell’Iva, anche se la stessa non sia stata detratta in quanto afferente beni acquistati durante la permanenza nello stesso. In relazione alla nozione di beni strumentali, nel corso del Videoforum l’Agenzia ha altresì chiarito che nel valore dei beni non devono essere considerati i beni immateriali, quali l’avviamento e gli altri elementi immateriali, come già accade per i contribuenti minimi, in forza del chiarimento contenuto nella circ. n. 7/E/2008. L’art. 1, c. 54, della legge n. 190/2014 contiene poi le regole da seguire per la valorizzazione dei beni detenuti in base a un titolo diverso dalla proprietà, e in particolare:

– per i beni detenuti in leasing, rileva il costo sostenuto dal concedente. Sul punto, è opportuno precisare che tale importo, da intendersi al netto dell’Iva, rileva anche successivamente all’avvenuto riscatto del bene da parte dell’utilizzatore, poiché in tal modo si garantisce la coerenza con l’ipotesi di acquisto diretto in proprietà;

– per i beni detenuti in locazione (non finanziaria), noleggio e comodato, si deve aver riguardo al valore normale degli stessi, determinato a norma dell’art. 9 del Tuir (valore di mercato);

– per i beni utilizzati promiscuamente, sia per l’esercizio d’impresa o professionale, sia per scopi personali, il costo sostenuto rileva nella misura del 50%;

– non rilevano in alcun modo i costi sostenuti per l’acquisto di beni immobili utilizzati per lo svolgimento dell’attività né quelli riferiti a beni di costo unitario non superiore a euro 516,46.

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