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I banchieri di Barclays vanno a ripetizioni di etica

Rieducati all’etica con il lavoro e con corsi di formazione che serviranno a far riscoprire valori come rispetto, integrità, servizio, eccellenza, buona amministrazione. Se non fosse una banca, e non fossimo in Gran Bretagna, si potrebbe pensare a una strategia di stampo maoista. Invece è la linea scelta dal nuovo amministratore delegato di Barclays, Antony Jenkins, per ripulire l’immagine dell’istituto squassato da una serie di scandali, l’ultimo dei quali la manipolazione del Libor costato 290 milioni di sterline di multa e il posto all’ex numero uno, Bob Diamond. Uno scandalo arrivato dopo l’inchiesta britannica sull’ingresso del Qatar nel capitale nel 2008 e quella Usa su presunti pagamenti irregolari in Arabia Saudita.
Ricostruire la reputazione di Barclays è al primo posto nell’agenda del banchiere arrivato lo scorso agosto, insieme con il piano industriale che presenterà il 12 febbraio. Jenkins ha annunciato ieri che nelle prossime settimane più di mille dipendenti saranno formati per diffondere i nuovi valori in tutta la banca. Una linea che Jenkins perseguirà con fermezza, come ha spiegato in una nota inviata a tutti i 140 mila dipendenti: «O ci state, o ve ne andate», ha detto. Anche bonus e premi saranno assegnati solo se i dipendenti avranno rispettato i nuovi valori di riferimento nel loro lavoro. «Le regole sono cambiate: se non vi sentirete a vostro agio in Barclays, francamente anche noi non ci sentiremo bene con colleghi come voi», ha scritto. Conterà non solo quanto ciascuno renderà, ma anche il come: «Non dovremo più trovarci a premiare persone per aver fatto guadagnare la banca in maniera non etica o in contrasto con i nostri valori».
Jenkins è andato oltre nel suo messaggio, criticando l’intera cultura di cui è stato imbevuto il sistema bancario negli ultimi anni e che ha portato alla crisi mondiale. In questo è in linea con altri banchieri chiamati a risollevare gli istituti più coinvolti negli scandali come ha fatto pochi giorni fa di fronte al Parlamento inglese Andrea Orcel, top manager di Ubs, altro colosso multato per 1,5 miliardi di dollari per la manipolazione del tasso interbancario Libor. «In meno di vent’anni le banche sono diventate troppo aggressive», ha scritto Jenkins, «troppo concentrate sui risultati di breve termine, troppo slegate dai bisogni dei clienti, dei consumatori e della società in genere». Ripristinare i valori «sui quali si costruiscono reputazione e fiducia» è quindi l’impegno solenne. Cui dovrà seguire la prova dei fatti.

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