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I banchieri centrali sui tassi «Adesso dovranno salire»

di Marika de Feo

FRANCOFORTE — «È necessario aumentare il costo del denaro a livello globale per contenere le pressioni inflazionistiche e tenere a bada i rischi per la stabilità finanziaria» . È questa la raccomandazione lanciata ieri dalla Bri (Banca dei regolamenti internazionali) alle banche centrali dei Paesi avanzati ed emergenti, per prepararle «a un ritmo più rapido di incremento» dei tassi di interesse di quanto sia avvenuto in passato. Anche perché «è cruciale» che la banche centrali «preservino la loro credibilità» nella lotta all’inflazione. A fronte di una crescita dell’economia globale robusta e di aumenti dei prezzi di alimentari e materie prime, incluso il petrolio, sono aumentati nei Paesi emergenti anche i costi del lavoro per unità di prodotto. Questi contribuiranno quindi a creare ulteriori pressioni inflazionistiche anche nei Paesi avanzati. Inoltre, secondo la Bri, «il prolungato periodo di tassi di interesse molto bassi è una minaccia alla stabilità dei prezzi e rischia di causare serie distorsioni finanziarie» , e ritardi nella riduzione del debito nei Paesi avanzati più colpiti dalla crisi. Pur in un contesto economico molto diverso, le sfide attraversate ora a livello globale sono molto simili a quelle vissute negli anni Settanta. E segnalano la fine del periodo di «Grande Moderazione» , vissuto prima della crisi, nella quale i prezzi in calo nei Paesi avanzati avevano avuto un effetto di contenimento del carovita anche in Europa. Inoltre l’aumento del costo del denaro — previsto in luglio anche da parte della Banca centrale europea — è necessario in un momento «particolarmente importante» come quello attuale, nel quale «l’elevato debito privato e pubblico potrebbe essere percepito come un freno alla capacità delle banche centrali a mantenere la stabilità dei prezzi» . Una chiara allusione ai Paesi delle economie avanzate, agli Usa e ai Paesi europei, invitati per questo a continuare a tagliare il debito privato e pubblico. Questi provvedimenti sono ora ritenuti «quanto mai necessari» , per non arrivare a «innescare una nuova crisi» , in quanto la Bri giudica che «la turbolenza collegata alla crisi in Grecia, Irlanda e Portogallo è nulla, di fronte alla devastazione che scaturirebbe dalla perdita di fiducia degli investitori nel debito sovrano di un’economia maggiore» . È un linguaggio molto franco, quello utilizzato ieri da Jaime Caruana, direttore generale della Bri, al termine dell’assemblea generale dell’istituzione, alla quale hanno partecipato tutti i governatori importanti del globo, inclusi Jean-Claude Trichet, presidente della Bce e il suo successore designato, ora governatore di Bankitalia, Mario Draghi. D’altra parte, come ha spiegato ieri il direttore generale della Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni, «c’è un problema di contagio, ma la malattia colpisce di più i deboli» . Mentre «le banche italiane, oltre a essere poco esposte verso l’economia greca, sono solide» . In ogni caso, la Bri raccomanda alle banche internazionali di adottare le regole di Basilea 3 sul capitale in maniera piena, per non mettere a rischio la ripresa. E chiede inoltre alle banche di fare emergere tutte le perdite accumulate, svalutando i crediti a rischio, per non correre il rischio di rinnovare «sine die» i crediti in sofferenze a favore delle imprese, di creare incertezza e di inibire la crescita economica, come avvenne in Giappone negli anni 90.

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