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I 50 mila dei tango bond risarciti con il 150% accordo con l’Argentina

MILANO.
È passata un po’ più di una generazione, ma gli ultimi investitori italiani sui bond argentini hanno vinto la loro battaglia e presto saranno rimborsati in contanti del valore totale delle loro obbligazioni, pari a 900 milioni di dollari, più un 50% che costituisce un forfait per gli interessi. «Dopo quattordici lunghi anni siamo lieti di vedere questa vicenda concludersi in maniera tale da portare ad una risoluzione equa delle richieste degli obbligazionisti italiani – ha detto Nicola Stock, presidente della Task force argentina (Tfa) che aveva riunito i piccoli investitori italiani scottati dal default del paese sudamericano nel 2001 -. Apprezziamo la volontà dell’amministrazione del presidente Macri di muoversi rapidamente e con maturità per affrontare questo problema di lungo corso».
Molti risparmiatori si sono persi per strada: nel 2002 la Tfa rappresentava 14 miliardi di euro di bond e 450 mila soggetti, oggi siamo a poco più di un decimo, e nemmeno un miliardo di bond. In molto infatti si sono accontentati delle offerte al ribasso venute dai governi di Buenos Aires nel 2005 e nel 2010. In entrambi i casi, il debito sovrano argentino fu stralciato di circa il 70%, e nel secondo furono ridotti anche gli interessi cedolari.
Inoltre quei risparmiatori hanno consegnato i vecchi bond per avere in cambio nuovi titoli, che da due anni non pagano le cedole perché una Corte americana ha congelato gli stanziamenti dopo un contenzioso, sempre sul debito sovrano, tra l’Argentina e alcuni fondi speculativi. La volontà distensiva verso i creditori internazionali del nuovo governo argentino di Macri, tra l’altro, sta portando a comporre i dissidi anche negli Usa. Purtroppo, però, l’accordo preliminare annunciato ieri non darà nessun diritto particolare ai portatori di tango bond che hanno preferito aderire alle offerte passate.
Invece chi ha avuto fiducia nella Tfa – nata nel 2002 in seno all’Abi – presto rivedrà i suoi soldi: l’intesa dovrebbe perfezionarsi con i pagamenti tra maggio e giugno. A incassare saranno per la maggior parte pensionati, piccoli risparmiatori e altri investitori poco esperti (o loro eredi), che negli anni ‘90, consigliati dalle loro banche, si fecero contagiare dalla febbre dei bond che ha danneggiato un milione di investitori con le emissioni Cirio, Parmalat, Argentina. Titoli con rendimenti quasi a doppia cifra, e di cui nessuno percepiva il reale rischio. In molti di quei casi – tango bond compresi – un’ampia fetta degli investimenti è svanita nel nulla.
La tenacia della Tfa di Stock in passato aveva suscitato critiche e ironie, perché diversi osservatori temevano che la lunga trafila legale non avrebbe fruttato. Contro le attese, i 50mila “irriducibili” hanno condotto una battaglia decennale, e a pochi mesi dalla sentenza arbitrale che avrebbe potuto accogliere la loro richiesta di avere 2,5 miliardi di risarcimento tra capitale, interessi, mora, danni – ma anche rettificarla o respingerla – la svolta politica in Argentina li ha aiutati a chiudere una transazione più favorevole. Così riavranno i 900 milioni di dollari dei bond più 450 milioni di passate cedole forfettizzate a tassi più sostenibili per Buenos Aires.
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