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I 19 identikit degli evasori d’Italia

Sono 19 gli identikit degli evasori tratteggiati dall’amministrazione finanziaria e messi nero su bianco nel rapporto sulle strategie della lotta all’evasione che il Governo si appresta a presentare alle Camere. Tutti e 19 i profili sono accompagnati da un coefficiente di pericolosità fiscale che varia in una scala da 1 a 5. Non solo. Per ogni profilo vengono indicati i possibili strumenti da utilizzare per stanare gli evasori e la relativa platea di contribuenti in cui si nasconde chi dichiara poco o nulla al Fisco.
Per i tecnici sono almeno cinque le cause che hanno portato allo sviluppo nel tempo delle differenti forme di evasione: «Il livello della pressione tributaria, l’esigenza di riforma strutturale del sistema dei tributi, l’efficienza dell’amministrazione finanziaria, una cultura intrisa di renitenza da parte dei contribuenti rispetto agli obblighi tributari e la complessità delle norme».
Tra gli evasori più temuti a cui viene attribuito un livello di pericolosità elevato, e dunque pari a 5, spiccano le «forme sosfisticate di evasione e fenomeni di elusione (rapporti con l’estero, ingegneria finanziaria, “pacchetti” elaborati da professionisti)». Nella pratica l’identikit tracciato si riferisce a imprese di grandi dimensioni che trasferiscono imponibili tra Stati utilizzando tecniche sofisticate di transfer pricing. Sotto la lente ci sarebbe una platea di 2.430 contribuenti su cui il Fisco conta di intensificare i controlli e allo stesso tempo di spingerli verso una maggiore compliance. E per farlo punta su strumenti incentivanti quali il recepimento degli standard internazionali e di best practice o l’ampliamento del ruling internazionale per la verifica dell’esistenza della stabile organizzazione in Italia di soggetti esteri.
Sullo stesso piano di rischio ci sono sempre le grandi imprese che ricorrono a forme di pianificazione fiscale aggressive come ad esempio esterovestizioni oppure operazioni straordinarie transnazionali con finalità elusiva. Un gradino sotto (livello «4») spiccano le piccole e medie imprese, che insieme agli autonomi, si mettono in luce per frodi sia sul fronte dei mancati versamenti di ritenute, contributi e imposte, sia sul fronte delle frodi Iva e sui dazi per omesse dichiarazioni o sottofatturazione. La platea per questi due profili di evasori è la stessa e si tratta di oltre 5,4 milioni di soggetti tra cui rientrano anche circa 500mila operatori nell’import-export. Tra le forme di controllo per stanare gli evasori spiccano il controllo automatico tra debiti tributari risultanti dalle dichiarazioni e dai modelli di versamento, la verifica puntuale delle dichiarazioni Iva nonché l’elaborazione di piani operativi condivisi con gli agenti della riscossione per contrastare l’occultamento di beni alle procedure esecutive. A questi si aggiungono, soprattutto per gli operatori economici che lavorano anche oltre confine, alcuni software ad hoc per tracciare i container con le merci in transito o in esportazione, nonché le illecite dichiarazioni di plafond che a si trasformano in mancati versamenti dell’Iva all’importazione.
All’appello non possono mancare gli affitti in nero. Si tratta di soggetti che non registrano i contratti di locazione e quindi evadono sia le imposte dirette che quelle indirette. Per contrastare gli affitti in nero si punta sulla cedolare secca e all’incrocio dei consumi, delle utenze con i dati catastali e quelli risultanti dalle dichiarazioni dei redditi. Nel mirino anche i conti correnti bancari o postali. Questi soggetti, come lo svolgimento in nero dell’attività, presentano un grado di pericolosità pari a 1 o 2, che vorrebbe dire il semplice occultamento totale o solo parziale di redditi. Siamo nel caso, come detto delle locazioni in nero, dell’esercizio di un’attività senza partita Iva, il lavoro irregolare o l’omissione di scontrini e fatture.
Occhi puntati anche sul non profit, che per gli ispettori del Fisco arrivano a un livello 3 di pericolosità. Dietro gli enti non commerciali spesso si celano organizzazioni abusive che poco hanno di ente non commerciale. La sola arma a disposizione del Fisco, si legge nel rapporto, sono le verifiche mirate. Sullo stesso livello e anche qualcosina in più c’è l’evasione sulle accise e sul gioco, Dove nel primo caso spiccano le sottrazioni di carburante per navigazione, l’autotrasporto e il traffico internazionale di liquori, mentre sul gaming si guarda alle scommesse esercitate senza concessioni o l’utilizzo di new slot non collegate alla rete o irregolari, al gioco online con siti sprovvisti di autorizzazioni.

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