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Hsbc-shock: taglia 50mila posti

Il mercato non crede più alla forbice di Hsbc e mentre bruciano altri cinquantamila posti di lavoro, il titolo scivola dell’1 per cento. Pollice verso, per ora almeno, nel giorno in cui il colosso del banking euro-asiatico lancia la sua strategic review che lo spingerà a ridurre l’investment banking, a semplificare la complessa struttura di banca globale, a focalizzarsi ancor di più sulla Cina. 
Resta sospeso, per ora, il verdetto sul quartier generale che da Londra minaccia di muovere verso Hong Kong. La banca guidata da Stuart Gulliver ha confermato che la revisione è in corso e che undici criteri sono all’esame del management per stabilire dove sia più conveniente e utile avere l’headquarter. La bilancia rischia di pendere verso l’ex colonia britannica visto che il primo test riguarda la crescita economica e suggerisce una progressione in Asia di 15mila miliardi di dollari nel decennio 2014 -2025. In quello stesso periodo, secondo le stime di Hsbc, le economie europee aggiungeranno al Pil consolidato non più di 5 mila miliardi. I criteri sono diversificati – inclusa la stabilità di lungo periodo minacciata da Brexit – ma indicano fra i punti-chiave la fiscalità. Hsbc ha già avvertito Londra che il crescente balzello sulle banche imposto dal governo conservatore e corretto otto volte all’insù non può continuare ad aumentare, pena l’addio dalla City. Questa sera il governatore George Osborne nel discorso di Mansion House rivolto alla comunità finanziaria annuncerà, probabilmente, che la stretta su banche e banchieri è finita. Vedremo se basterà a convincere Hsbc a svuotare i bagagli che molti credono abbia già fatto, almeno per metà.
In attesa di una decisione sulla sede attesa per fine 2015, l’istituto anglo-cinese ha deciso di ridurre di 25mila unità il personale di cui almeno un terzo in Gran Bretagna. Altri 25 mila posti saranno eliminati in seguito alla liquidazione delle attività in Turchia e Brasile. Di fatto in poco più di cinque anni Hsbc potrebbe aver tagliato un terzo dei dipendenti dal picco di quasi 300mila del passato. Una dinamica che ha spinto Stuart Gulliver a precisare che «molti ne saranno creati» dallo sviluppo del business. Hsbc conferma di volere insistere con la politica dell’alto dividendo che persegue da anni, ma anche di voler correggere la performance del roe, tagliato nei mesi scorsi dal target 12-15% al 10%.
La risposta del mercato è stata glaciale con un meno 1% che poi è stato marginalmente corretto a meno 0,7 per cento. «Decimare il personale non è necessariamente la soluzione migliore – ha commentato l’analista James Antos di Mizuho securities Asia – almeno fino a quando il management non semplifica la banca». Hsbc cresciuta attorno allo slogan «the world’s local bank» è in effetti una realtà piuttosto complessa con operazioni ramificate in tutti i continenti. La scelta di Stuart Gulliver è stata di tagliare, risparmiare e concentrare. Ovviamente in Asia che vedrà salire la quota di risk weighted asset dal 33 al 40% del totale. In assoluto le attività ponderate al rischio saranno ridotte di un quarto considerando anche l’effetto prodotto dalla chiusura di Turchia e Brasile. I costi saranno compressi di almeno 5 miliardi di dollari. La maggior parte delle operazioni nel Regno Unito – la piazza maggiore di Hsbc – saranno concentrate entro un istituto che avrà un nuovo brand e rispetterà la volontà dei regolatori britannici decisi a tenere separate le attività di investimento da quelle commerciali e retail. Un riassetto radicale che mira a mantenere il capillare network di Hsbc nel mondo, ma guarda con rinnovata attenzione all’Asia. Un segno, probabilmente, del destino finale.
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