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Hsbc, sale alle stelle il conto per il riciclaggio

«Potrebbe essere più alta, anche molto più alta». Stuart Gulliver, ceo di Hsbc, l’ultimo gigante bancario di “passaporto” britannico radicato com’è in Cina, vede nero nell’immediato futuro. Non sono i conti nella congiuntura attuale a preoccupare, usciti abbastanza solidi dalla trimestrale presentata ieri, ma i costi della “malafinanza”, quella che ha spinto Hsbc a finire nel mirino del Senato Usa con l’accusa di non aver fatto abbastanza contro il riciclaggio di danaro proveniente dal crimine organizzato. Nei mesi scorsi erano stati resi disponibili 700 milioni di dollari per coprire le eventuali penali, ma le trattative con le autorità Usa hanno indotto Hsbc ad annunciare ieri accantonamenti per altri 800 milioni. In altre parole la banca pilotata da Gulliver considera probabile una multa da 1,5 miliardi di dollari anche se come ha detto ieri «potrebbe essere molto più alta». Parole che non nascono dal caso, ma dalla valutazione sull’andamento di trattative quantomai incerte. «Siamo molto impegnati nel negoziato con le autorità Usa, ma non c’è ancora accordo – ha riconosciuto il ceo – con gli esponenti Usa che hanno forti margini di discrezionalità». Saranno loro, ovviamente, a fissare l’asticella di una penale che non chiuderà affatto il caso in quanto, per ammissione dell’istituto di credito, potrebbero esserci conseguenze penali, ricaduta inevitabile di un pasticcio che ha associati i narcotrafficanti messicani ad Hsbc. L’incertezza che genera questa situazione è stata avvertita dai mercati che ieri hanno penalizzato nuovamente il titolo (-1,5%) allungando l’elenco di banche britanniche schiacciate fra «l’imbarazzo e la vergogna» – come ha detto Gulliver riferendosi al suo istituto – per comportamenti ai limiti della moralità. Barclays ha già transato per lo scandalo Libor circa mezzo miliardo di dollari in attesa di dover pagare miliardi in cause civili. La stessa Hsbc attende con Rbs e una decina di altri istituti di conoscere il proprio destino sul fixing del tasso d’interesse. Continuano poi gli accantonamenti per coprire i buchi aperti dalle garanzie fittizie sui mutui. Hsbc ieri ha confermato di aver iscritto a bilancio altri 353 milioni di dollari, portando il totale a quota 1,8 miliardi, per ripagare i clienti a cui erano state vendute polizze di fatto inesigibili. La gestione quantomeno allegra dell’istituto anglo-cinese non ha però impedito di mettere in evidenza nella trimestrale numeri positivi. L’utile underlying è stato di 5 miliardi di dollari. più del doppio dello stesso periodo 2011, mentre l’utile pre tax è stato di 3,5 miliardi, in questo caso in contrazione rispetto allo scorso anno. La riduzione dei costi prosegue secondo la tabella di marcia che la banca si era data mentre il core tier 1 è ora a quota 11,7%. Sulla prospettiva che verrà, Hsbc ha tracciato per sè stessa un futuro roseo. «Il quadro in Europa resta sottotono, ma siamo fiduciosi sulla dinamica di crescita nelle economie emergenti e in Cina in particolare dove ci attendiamo un rallentamento morbido». Che per una banca sostanzialmente cinese è scenario rassicurante.

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