Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

In house troppo in bilico tra pubblico e privato

Le società in house si collocano sul crinale tra pubblico e privato. Alla logica del diritto pubblico sembra rispondere il nuovo Codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 50 del 2016), che individua, come requisiti costitutivi delle società in house, il «controllo analogo» e l’ «operatività prevalente» nei confronti dell’amministrazione partecipante.
Stando, infatti, all’articolo 5 del decreto delegato, è lecito, in nome dell’autoproduzione, derogare alle regole della libera concorrenza allorché la pubblica amministrazione aggiudichi la concessione o l’appalto a una «persona giuridica di diritto pubblico o di diritto privato» che svolga la propria attività prevalente nei confronti o per conto della prima e su cui quest’ultima eserciti un «controllo analogo» a quello svolto sulle proprie articolazioni interne.
A blindare, nell’ottica pubblicistica, il requisito della destinazione prevalente concorre l’articolo 5, comma 1, lettera b), che richiede che «oltre l’80 per cento» delle attività della persona giuridica controllata venga effettuato «nello svolgimento dei compiti a essa affidati» dalla controllante o da altre controllate da quest’ultima.
Inoltre, pur essendo, in armonia con la direttiva europea 24 del 2014, venuto meno l’imperativo della partecipazione totalitaria dell’ente al capitale sociale, la partecipazione di capitali privati, oltre a dover essere prevista dalla legislazione nazionale, in conformità dei Trattati, non può essere tale da esercitare un’influenza determinante sulla persona giuridica controllata.
Alla stessa filosofia sembra, solo in parte, ispirarsi il Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, approvato con il decreto legislativo 175 del 2016.
Mentre, infatti, l’articolo 12, dando per presupposta la configurazione della società in house quale longa manus dell’amministrazione controllante, sottopone alla giurisdizione della Corte dei conti i danni cagionati dagli amministratori, e l’articolo 16 declina il requisito della destinazione prevalente con maggior rigore di quanto non faccia il Codice dei contratti pubblici, a diversa logica sembrano rispondere gli articoli 1, 14 e 19.
L’articolo 1 prevede che si debba applicare il diritto societario, per quanto non derogato dallo stesso decreto legislativo 175 del 2016; l’articolo 14 assoggetta anche le società in house a fallimento, concordato preventivo e amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza; e l’articolo 19 devolve al giudice ordinario – anziché a quello amministrativo – le controversie sulle procedure di reclutamento del personale.
Se le società in house sono, effettivamente, società nella forma di Spa o Srl, dovrebbe operare l’autonomia patrimoniale perfetta, dovrebbe valere la regola della fallibilità e gli amministratori dovrebbero essere soggetti alle azioni di responsabilità civilistiche, ma non anche alla scure della Corte dei conti; se, invece, si assimilano a enti pubblici, non vi dovrebbe essere distinzione – in termini di distinta titolarità – tra patrimonio della società e patrimonio dell’ente, né si dovrebbe applicare la legge fallimentare, ma neanche si dovrebbe poter derogare alla giurisdizione della Corte dei conti.
I compromessi tra le due linee, pur comprensibili nell’ottica del difficile equilibrio tra privatizzazione e salvaguardia delle risorse pubbliche, mal si sposano con l’idea di fondo di una codificazione: semplificazione e coerenza dell’architettura normativa.
Peraltro, la rigidità di alcune soluzioni (si pensi all’omessa considerazione, da parte del Testo unico, ai fini del radicamento della giurisdizione contabile, della percentuale di partecipazione della pubblica amministrazione al capitale sociale o del concreto atteggiarsi del singolo statuto) è accettabile in nome del fatto che si riduce a unità la materia, armonizzando le regole societarie con la – non distante – esigenza di equilibrio dei bilanci e sostenibilità del debito che oggi si legge nell’articolo 97, comma 1, della Costituzione.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Alla fine, dopo un consiglio sospeso e riaggiornato a ieri pomeriggio, l’offerta vincolante per l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Scatta l’operazione-pulizia del Recovery Plan. Dal primo giro di orizzonte del gruppo di lavoro di...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Negli ultimi giorni, la stampa è entrata improvvisamente nel mirino di alcuni governi in Europa del...

Oggi sulla stampa