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Horizon 2020, non si sbaglia dando più spazio al business

Mancata evidenziazione delle opportunità di business, descrizione del valore dell’impresa poco convincente, basso livello di innovazione del progetto rispetto allo stato dell’arte. Sono alcuni dei principali errori commessi dalle piccole e medie imprese che hanno presentato domanda per ottenere le agevolazioni previste dallo «Strumento per le Pmi» alla prima scadenza all’interno di Horizon 2020. La commissione europea, con il completamento delle istruttorie relative al primo termine dello Strumento Pmi fase 1, che scadeva lo scorso 18 giugno, ha già individuato una prima serie di errori comuni che le Pmi hanno effettuato nella redazione dei progetti. L’analisi di questi errori è stata trasformata in una serie di consigli utili per chi vuole presentare una domanda di contributo sulla prossima scadenza della fase 1, fissata al 24 settembre 2014.

I sei errori più frequenti. La Commissione europea ha evidenziato che le domande sono spesso troppo concentrate sul progetto e non abbastanza sulle opportunità di business. A questo fine coglie l’occasione per ricordare che lo scopo dello Strumento Pmi fase 1 è quello di permettere alla Pmi di valutare l’innovatività della propria idea con un’attenzione particolare allo sbocco commerciale della stessa. Con questo strumento, infatti, l’Ue vuole dare alle Pmi l’opportunità di valutare in anticipo la validità della propria idea, evitando quindi di investire in attività di ricerca e sviluppo che si potrebbero rivelare fallimentari dal punto di vista commerciale. Altro errore comune è rappresentato dalla scarsa o poco convincente descrizione della società, nell’ottica di spiegare il motivo per cui la propria azienda avrà successo e non il proprio concorrente; anche in questo caso, tale aspetto è visto nell’ottica di sbocco commerciale del progetto, anziché con esclusiva attenzione all’innovatività del prodotto fine a se stessa. La terza indicazione della Commissione è quella di fornire sufficienti informazioni sulle soluzioni adottate dai concorrenti, in modo da evidenziare chiaramente le differenti soluzioni che si andranno ad adottare grazie al progetto e i vantaggi che ne derivano. Un errore abbastanza classico quando si parla di aiuti in ambito di Ricerca & Sviluppo, manifestatosi anche in questo caso, è quello di presentare progetti caratterizzati da un livello troppo basso di innovazione, relativi quindi allo sviluppo di un prodotto che già esiste sul mercato. Sempre sul tema dell’utilità del prodotto che si va a studiare, la commissione ha evidenziato che, relativamente a molti progetti presentati alla prima scadenza, non è stata ben chiarita la possibilità di commercializzazione; quindi, pur se il progetto riguardava prodotti innovativi, non era evidente la possibilità che questi prodotti potessero entrare sul mercato con risultati soddisfacenti. Infine, la Commissione si è lamentata del fatto che molte domande sono state evidentemente presentate per cercare fortuna, in quanto i progetti erano evidentemente molto lacunosi; in questo senso, la Commissione ha colto l’occasione per ricordare che lo strumento per le Pmi non è una lotteria.

Fase 1: 50 mila euro per scoprire se la propria idea è fattibile. Lo strumento Pmi fase 1 prevede la concessione di un contributo forfettario pari a 50 mila euro. Il progetto dovrebbe avere una durata di circa 6 mesi, ma potrà avere una tempistica più lunga, se ritenuto necessario e se tale necessità viene motivata dalla Pmi. L’ammontare deve essere diviso tra i partner del consorzio che partecipano a questa fase, anche se la domanda può anche essere presentata da una singola impresa. Per la fase 1, è possibile ottenere un acconto di 20 mila euro. Il contributo può essere concesso per esplorare e valutare la fattibilità tecnologica, il potenziale commerciale e la redditività economica dell’innovazione proposta. Le proposte possono riguardare nuovi prodotti, processi, servizi e tecnologie o riferirsi a nuove applicazioni di mercato delle tecnologie esistenti. Le attività potranno essere riferite anche alla valutazione dei rischi, allo studio di mercato, al coinvolgimento degli utenti, allo sviluppo della strategia di innovazione, alla ricerca di partner, alla fattibilità. Lo scopo di questa fase è quello di pervenire a elaborare un progetto di innovazione, allineato alla strategia d’impresa e con potenziali di sviluppo di dimensione europea, che abbia la capacità di aumentare la redditività dell’impresa. Il progetto consiste di una relazione di dieci pagine. Nel progetto deve essere riportata l’attività prevista e le opportunità di mercato che si potrebbero aprire e concretizzare con lo sviluppo dell’innovazione. In caso di positivo esito dello studio di fattibilità finanziato in fase 1, il naturale sbocco dell’attività è la realizzazione del vero e proprio progetto di ricerca & sviluppo, finanziabile eventualmente attraverso lo strumento Pmi fase 2 o, nel caso, attraverso le altre call di Horizon 2020 non specificatamente riservate alle Pmi ma comunque a esse accessibili. In caso di esito negativo dello studio, invece, la Pmi può accantonare l’idea evitando quindi di investire risorse inutilmente.

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